Ieri alla stazione del treno di Prato Centrale ho trovato una Gazzetta dello Sport abbandonata e mi son messo a leggere quanto ci era scritto riguardo Riccardo Riccò, compresa la relativa intervista.

Nonostante tutto, mi sono immedesimato molto, capendo che probabilmente questa esperienza ha fatto il suo dovere in qualche modo, sia nei suoi confronti che nei nostri.

Dal canto suo l’ha fatto riflettere e tornare in qualche modo alla vita normale.
Ha una grande fortuna: la sua ragazza invece che lasciarlo gli ha chiesto di sposarla e lui ha risposto includendoci anche un figlio.

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Riccardo Riccò prima ha detto che bisognava aspettare le controanalisi, poi ha confessato di essersi dopato.

Già soltanto questo, cioè l’aver detto molte bugie, è a mio avviso imperdonabile, soprattutto perchè a quanto viene raccontato, aveva giurato su sua madre che sarebbe stato corretto: che schifo ecco.

Errore giovanile?
No, perchè a quest’età si è ormai grandi quanto basta.
Lui è un professionista e non può giustificarsi dicendo che era stanco.

Non va bene che certe persone facciano tale pubblicità al ciclismo, non è giusto che vengano perdonate, perchè così facendo ce ne saranno ancora altre che penseranno “tanto male che vada mi faccio due anni di vacanza”.

No, assolutamente no, se ci sono delle regole vanno rispettate, niente se e niente ma, a casa e festa finita, per sempre!

Basta col buonismo!
Con la sua “stanchezza” Riccò ha mandato a farsi friggere una intera squadra con tutte le persone che ci lavorano, soprattutto quelle anonime, non soltanto i corridori.
Ha messo in cattiva luce ancora una volta lo sport del ciclismo.
Ci ha fatto emozionare per niente.
Ha fatto fare dei paragoni inutili ad altre persone come Pantani.

Ha falsato la corsa stessa, il Tour de France coinvolgendo tutti coloro che vi sono relazionati, dai corridori, al cameraman, allo spettatore per brutta pubblicità ad uno sport, a una manifestazione che senza il suo cattivo intervento sarebbe andata comunque in modo diverso.

Senza contare mettere nel mezzo tutta la famiglia, compresa la sua ragazza.

Questo non va bene, io dico, chi sbaglia va a casa e cambia lavoro, semplicemente perchè “non si può sbagliare”, chiuso!

Anzi, bisognerebbe che chi sbaglia risarcisse pure tutti gli altri che hanno perso nella vicenda a causa sua.

Bisogna usare il cervello, basta poco!
Un errore giovanile si può fare a quattordici anni, non a venticinque.
A quattordici anni magari può capitare che finisci nelle grinfie di un pessimo allenatore, anzi dire pessimo è poco, che magari ti da una pasticca e non sai nemmeno cos’è e tu la prendi perchè non sei ancora in grado di ragionare completamente o semplicemente i tuoi genitori non ti hanno educato bene come dovevano anche su certi fronti.

Ma da adulto no!
Sei tu responsabile delle tue azioni, se decidi di doparti e sai cosa può succedere, la decisione l’hai presa tu, la gente l’hai delusa tu, l’hai mandata a casa tu, l’hai allontanata da uno sport tu.

Non va bene, punto e basta.
Non ci si droga, non ci si dopa e così via, se sbagli paghi e fai festa così rimangono quelli che l’impegno ce lo mettono veramente.

Quando correvo in bici da adolescente e c’era anche Riccardo Riccò, molti, compreso me, smisero anche perchè non era possibile stare dietro ad eventuali russi dotati di palestra, piscina, appartamento, stipendio, pasticche, flebo e chissà cos’altro, mentre io andavo a scuola e mi allenavo in bici prendendo al massimo qualche normalissimo integratore.

Non siamo nel medioevo, cerchiamo di usare il cervello e la cultura dell’anno 2000 senza comportarsi come stupidi animali.

Durante il Toure de France 2008 sono stati trovati diversi ciclisti professionisti positivi per doping.
Tra questi ha fatto scalpore Riccardo Riccò perchè era probabilmente al momento il più forte, poteva vincere il Tour de France e aveva recentemente vinto una tappa facendo uno scatto degno del suo idolo Pantani.

Ma Riccardo Riccò si è dopato veramente oppure no?

Il problema fondamentale è la sicurezza che possono dare certi test e chi li effettua.
Se si pensa che a volte i componenti della polizia sono più farabutti di chi arrestano con azioni tipo usufruire di elementi sequestrati, che sia un pacco di pasta alla dogana negli USA o della droga in Italia.

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