Ieri alla stazione del treno di Prato Centrale ho trovato una Gazzetta dello Sport abbandonata e mi son messo a leggere quanto ci era scritto riguardo Riccardo Riccò, compresa la relativa intervista.

Nonostante tutto, mi sono immedesimato molto, capendo che probabilmente questa esperienza ha fatto il suo dovere in qualche modo, sia nei suoi confronti che nei nostri.

Dal canto suo l’ha fatto riflettere e tornare in qualche modo alla vita normale.
Ha una grande fortuna: la sua ragazza invece che lasciarlo gli ha chiesto di sposarla e lui ha risposto includendoci anche un figlio.

Dal canto nostro, di tutti gli altri, serve a riflettere e combattere ancora di più il doping nello sport, specialmente il ciclismo.

Riccardo Riccò non sa adesso se tornerà in bici, ma è come se avesse siglato un capitolo della sua vita con un grosso evento, anche se in qualche modo negativo, e adesso va avanti, comunque avanti in una nuova direzione, avendo appreso o apprendendo una sorta di lezione.

Nel mio post precedente a riguardo c’era anche un po’ di rabbia, ma la collera riguardo le esperienze della vita non serve generalmente a molto, anzi, l’obiettivo è quello di riflettere e imparare qualcosa tutti.

La vita è fatta così, di eventi che capitano in qualche modo e che tu devi affrontare per imparare qualcosa.

Non ce la dobbiamo avere con Riccardo Riccò, non ce la dobbiamo avere col prossimo.
Dobbiamo cercare di capire, imparare ed andare avanti.

Riccò ha imparato e sta imparando sicuramente molte cose da questa esperienza che in qualunque modo avrà trasformato la sua vita.

Il resto del mondo deve fare altrettanto e con serenità bandire dallo sport chi viola certe regole.

Come ultima cosa in questo sport vorrei fare un appunto riguardo una osservazione che ho letto sempre in quelle pagine della Gazzetta.
Vi è stato scritto, riprendendo credo le parole di Rubino Riccò, padre di Riccardo Riccò, che andare a lavorare col padre, come falegname e restauratore, può far solo bene a Riccò perchè così gli mostra la vera vita, il vero lavoro, il vero guadagnarsi da vivere.
In questo discorso mi sento di fare delle precisioni.
Io credo di essere in grado quanto basta per farle, poiché nella mia piccola vita ho fatto lo scaricatore di camion, il magazziniere, il corridore in bicicletta, quello che guadagna da casa col computer tramite Internet mentre si fa un giro in bicicletta o studia per l’università.
Quindi penso di aver provato comunque le varie differenze.
Non ho fatto il ciclista professionista, perchè mi sono fermato a 18 anni in bici, ma credo di saper cosa significa e posso dire con certezza che in quanto a fatica ed impegno allenarsi per e fare un Tour de France o un Giro D’Italia è sicuramente molto più devastante che lavorare in una falegnameria.
Mi sento di dirlo con certezza nonostante tutti i possibili bei vantaggi ce ci possono essere e tutto questo lo pensavo già quando correvo da adolescente.

Ovviamente c’è anche una parte relativa che dipende da noi, ma vi sono anche delle parti oggettive sulle quali non si transige, la fatica, ma anche il successo e i soldi.

Perchè apparte la fatica, lo stipendio minimo di un corridore professionista si aggira sui 7000 euro al mese, che ti danno per andare in bici.
Andare in bici.
Detta così sembra semplice, ma perchè non provate voi a fare il ciclista professionista?

Sta di fatto che in ogni caso Riccardo Riccò stava guadagnando comunque dei bei soldini, che come falegname o altro lavoro che sia, non è poi così scontato ottenere.

Quindi, in sostanza, in parte il discorso è giustissimo, Riccardo Riccò scopre cosa vuol dire lavorare in modo normale senza guadagnare certe cifre.
Ma scopre anche che stare in una falegnameria o in un ufficio può essere a suo modo molto meno faticoso che fare 200 km per il mondo qualsiasi cosa accada o venga giù ed anche meno emozionante e divertente.

Ma son sicuro che in parte tutto questo Riccardo Riccò lo sa già, come lo sa sicuramente anche suo padre.

Appunto il padre poi si lamenta del fatto che a Formigine, paese che conosco anche perchè vi abita una mia vecchia amica, la gente prima li portava in trionfo e ora li addita come dei criminali.
Sarebbe strano, caro Rubino Riccò, se non fosse così, poiché tutto ciò da che mondo è mondo è più che normale e anche giusto alla fine, perchè se sbagli e gli altri ti fanno un’amorevole carezza, vuol dire che siamo diventati per davvero tutti già santi.

Non vi è da stupirsi per niente.

Io nel leggere la Gazzetta ho comunque provato una sensazione di comprensione per Riccardo Riccò, perchè credo che stia imparando da questo evento significativo della sua vita.
Spero che impareremo anche noi, anche gli altri e che la gente la inizi a far finita di ingannare facendo del male agli altri e a sé stessi.