normal_Japanese Garden, Royal Roads University, British Columbia

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Tolti tanti altri discorsi che abbiamo già fatto e che faremo a riguardo dell’argomento università, scuola, istruzione, oggi voglio concentrarmi su un aspetto della didattica universitaria di non poco conto, in senso negativo.

Premattiamo, ci riferiamo in questo caso comunque all’università italiana, che io, come altre persone frequentiamo o abbiamo frequentato.

Si sa, l’università non è la scuola e in generale vi sono più persone e meno coinvolgimento, rapporto col professore.
Il problema, sta proprio per l’appunto nel coinvolgimento, nell’interesse.
Va bene, da sempre ci sono argomenti, materie, che ad alcuni interessano di più e ad altri meno, per svariati argomenti.
Ma in generale si deve imparare qualcosa per poi comunque in qualche modo applicarlo, per creare si una mentalità, ma anche un relativo mestiere.

Usualmente invece si vive, quasi nella totalità dei casi, nell’idea che gli esami si preparano come se fossero soltanto una spina da riuscire a togliere.
Spina dopo spina, arriverai in fondo, avrai il pezzo di carta, potrai vantartene ed eventualmente, sperare di avere un lavoro grazie al quale vivrai più ricco degli altri.
Non tutti son così, almeno per mia esperienza e spesso, guarda caso, sono i più capaci, i più interessati, che nonostante il metodo, hanno talmente tanta passione dentro, che il coinvolgimento che non c’è se lo creano praticamente da soli.

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Scuola & Gelmini

Stavolta vi propongo la vignetta di Mauro Biani sulla scuola e la Gelmini, in confronto a Vauro è un tipo meno sintetico ma le sue vignette risultano comunque chiare nel messaggio.
Speriamo che tra 10 anni, l’unica babysitter delle generazioni future non sia solo la tv, altrimenti il messaggio di Biani sarà più che una battuta.

aula scuola

Su Quotidiano Net leggo che a scuola tornerà il voto in condotta.

Personalmente non sapevo nemmeno che il voto in condotta fosse stato tolto dagli indici che determinano la promozione all’anno scolastico successivo.

Forse mi sono perso qualcosa perchè ciò che intendiamo comunemente per scuola io l’ho finito 6 anni fa.
Qualcosa di totalmente idiota a mio parere in quanto sempre su Quotidiano Net leggo il titolo del sondaggio, ovvero “Giusto che il voto in condotta valga per la promozione?” e come di incanto ho un’illuminazione “Ma siamo diventati veramente totalmente scemi?”.

Anche il solo fatto che ci facciamo una simile domanda penso sia pura idiozia.
Poi ci chiediamo come mai “i giovani si comportanto così”.
Per forza! Gli dici che possono fare quello che vogliono tanto vengono promossi?

Sminuire la condotta, il comportamento scolastico significa non insegnare ai ragazzi che al mondo ci si comporta in un modo consono e accettabile rispetto alla società in cui vivi, che tu sia a scuola, in famiglia, a lavoro, con gli amici.

Come si può, mi chiedo io, chiedersi anche solamente se il voto in condotta è importante?
Cioè bisogna essere totalmente dementi.

Scusate la sincerità eh!

Non voglio dire di tornare alle bacchettate sulle mani, ma tenere il giusto comportamento è fondamentale, fa parte dell’educazione stessa.

Inoltre, credo che non sia malvagia nemmeno l’idea di far avere delle uniformi a chi va a scuola.
Io l’ho avuta all’asilo e alle elementari e non credo mi abbia fatto male, anzi a quel tempo a noi bambini ce ne importava un bel fico secco e così sarebbe bene fosse ancora.

Perchè come nelle grandi aziende si va in giacca ed eventuale cravatta e non in mutande col billo all’aria, pure in ambiente scolastico, anzi, già dall’ambiente scolastico, si dovrebbe tenere un certo decoro consono.

Non è che voglia fare il puritano, non voglio spezzare le ali a chi vuole esprimere sé stesso, la propria creatività, il proprio eventuale stile, ma c’è modo e modo, e soprattutto luogo e luogo.

Anche all’università, alla mia parte maschile-animale fa super piacere vedere nuove matricole sempre più scosciate e col deretano all’aria quasi senza mutandine, però certe volte sembra di andare a una sfilata, a ballare oppure alla sagra di un puttanaio e questo, visto che è una tendenza aumentata negli anni penso sia la diretta conseguenza di chi ha finito la scuola più tardi.

Come ho detto, una parte di noi prova senz’altro piacere, ma l’altra si mette un attimo a ponderare perplessa chiedendosi se è giusto e quali limiti ci devono essere, se devono esistere.

Sul vestire, sullo stile, possiamo anche parlarne.
Basterebbe mantenere un decoro che non disturbi gli altri ed avere comunque un comportamento giusto mentre si raggiunge comunque l’obiettivo prefissato.

In altre parole: se tu vieni a scuola o in ufficio col culo all’aria non va bene, perchè a qualcuno può dar fastidio, in quanto siamo comunque in buona parte animali suscettibili in questi termini, ma se tu vieni con un vestito a pallini invece che con la giacca, con i capelli sparati in aria o rasta e il tuo lavoro comunque lo fai, poco importa.
Per non parlare poi di questioni legate anche al pubblico ed ai clienti ai quali il tuo essere “particolare” magari può non piacere.

Ma apparte i vestiti, il comportamento corretto è fondamentale quanto il lavoro da svolgere.

Ragazzi miei!
Non si può transigere da tutto questo.
Possiamo ragionare, parlare, discutere, diventare più intelligenti, più liberi, ma nel modo giusto, non facendo quello che ci pare.

Non si può fare ciò che si vuole, bisogna attenersi a delle regole sane che fanno andare avanti nel modo giusto la società e le persone che la compongono con la giusta armonia.

Questi discorsi, dovrebbero essere ovvi e non ci dovremmo far delle domande su tutto ciò se siamo adulti.