Bank

Tragici errori ragazzi! Tragici errori ahimé!

Insomma, s’era in quel di settembre e la mia banca mi aveva avvertito: bada bellino che stiamo a fa’ la fusione e mo’ t’arriva l’IBAN nOvo, avverti magari un po’ coloro che ti cacHano i’ lesso e così via!
Porcapaletta! Diamine… pronti, attenti, via! Nel senso, subito ai ripari.
Sicché tipo  mi metto lì di buzzo bono ad aggiornare dove devo le fatidiche coordinate bancarie, incluso Google, che gentilmente mi manda i dineri in banca guadagnati con la pubblicità sui miei siti web.

L’avessi mai fatto! O meglio, l’avessi fatto con più calma!
Ebbene sì, perché io volevo fare i’ preciso no? I’ perbenino!
E invece no! Trà! Ne’ deretano! Perché quando c’è una fusione l’IBAN poverino ci mette un po’ a prendere i’ via evidentemente.
“Ok” direte voi, e quindi? E quindi, brevemente, vi faccio capire com’è che se aspettavo l’era meglio!

Funziona accussì: per farti cacare i’ lesso da Google per ciò che guadagni tramite la sua pubblicità AdSense, ci son diciamo du’ modi: number one, assegno, number two, bonifico sul conto in banca e saluti.
Oh gaudio, la comodità, l’instantaneità dell’elettronica, dell’informatica, del… aOglia!
Anzichenò l’assegno, spedito per posta, che nonostante il 2012 arriva per san ceppo tramite piccione viaggiatore…
NoVVia! Pagamento elettronico toda la vida!

E così era! Finché la fatidica fusione bancaria arrivò tenebrosa oscurando il cielo!
Ora, si da il caso che tu quando dai il tuo conto a Google per farti pagare, lui faccia una prova per vedere se tutto funziona a modino.
Ti fanno un bonifichino ino ino, tipo che so io, 11 centesimi di euro. Tu gli dici quanti centesimi son arrivati e taaac, fatta la verifica.
Semplice no? aOglia! Il problema è che allo stato attuale se la prova non va a buon fine, tu l’hai ni’ baugigi come sonà a predica!
Ovvero, quel conto per Google non è buono e non lo puoi riusare manco se vai a pregare in sumero in cima all’Everest!

Almeno una volta, tipo anni fa, che io ricordi ehhh… si potevan far più prove… poi si vede, sempre ricordi bene, che ci buttavan troppi dineri in queste prove, e allora avran detto… sai cosa, io so’ Google, te ‘un sei un cazzo, una prova e se non va t’attacchi a ‘sto be’ baobab!

E io me so’ attaccato, ho dovuto! Perché si da il caso che l’IBAN nuovo, data la fusione in corso, ha fatto cilecca e loro m’han detto nisba.
O ti prendi l’assegno, o metti un nuovo conto amore! E giù bestemmie a tirar giù tutti i santi.
Maremma l’assegno no, lo odio! E vabbè, vediamo, aprirò un altro conto, questi hanno il coltellaccio dalla parte de’ manico!

Ah! Giusto! Starete lì a dire: scusa ma… l’assistenza?
Eh! aOglia pure quella! O provaci vai!
L’ho fatto, o meglio, dopo qualche domanda tramite modulo telematico loro ti dicono “Eh… se c’è la fusione può capitare, apri un altro conto e ciccia.”
Tutto automatico e veloce eh! Ma, sognati di parlare con una persona, con un essere umano, salvo tu guadagni i veri miliardi, quello è chiaro.
Maronnabbellaebbenedetta! E allora che gli vuoi fare? Poco! D’altronde manco gli do tanto torto!

E quindi, alla Homer… ti han cambiato l’IBAN per una fusione bancaria e l’hai dato subito a giro fiducioso… la lezione è… MAI! MAI DARLO SUBITO! Soprattutto a Google! ;-)

google adsense money

Qualche settimana fa mi arriva una delle tante email riguardanti questo blog, sul quale effettivamente non scrivevo da qualche mese.
Si tratta del team di Google AdSense, ovvero della pubblicità che potete vedere anche adesso su questo sito web.

Per chi non sa come funziona è presto detto. Se avete un sito web, un blog, potete metterci della pubblicità.
Se chi visita il sito ad esempio clicca sulla pubblicità voi guadagnate, sì, anche mentre state dormendo.
Ci sono tanti sistemi e tante aziende, questo è solo uno e quello di Google, ovvero Google AdSense è uno di quelli più usati.

Ma torniamo, per così dire, a nosotros!
Ogni tanto Google cambia delle regole.
Regole che riguardano il motore di ricerca, regole che riguardano anche la pubblicità.
Mi scrivono quindi per dirmi che, secondo le nuove regole, su questo mio sito ho delle pagine che le violano.
In particolare diciamo che si parla di linguaggio ed argomenti non adatti ad un pubblico non adulto.

Maremma miseria! Penso io, va bene che dicono sia bravo pure con quelle, ma che abbiamo scritto storie hard senza che ce ne rendessimo conto?
No. Loro, per fortuna, almeno un esempio te lo scrivono, così riesci a capire un po’ meglio di che van cianciando.
Ti citano una pagina (sì, le altre scopritele da solo) tra quelle che, se non rimuoverai entro tre giorni, causeranno il blocco da parte loro della pubblicità e quindi… ciao ciao soldini che arrivano in banca.
Che siano per sostenere le spese del tuo sito, pagarti la pagnotta o che altro.

Ebbene, quella mattina di inizio 2008, il nevischio lentamente riempiva l’aria, mentre nel silenzio passeggiavo pensando per viale Morgagni, Firenze.
Entrando all’università dissi ai miei amici qualcosa del tipo… “Ce l’ho!”, l’idea per fare un blog carino, e da lì ci unimmo a scrivere.
Nel tempo poi c’è chi è uscito dal progetto, chi vi è entrato, c’è gente che mi ha cercato, che ci ha scritto per ringraziarci, ed il sito ha preso, in quanto ad argomenti, una piega più a 360°.
Il fulcro sul quale però partì tutto fu quello di parlare di ciò di cui eravamo stanchi.
Ciò che non andava nella società, che ci faceva ormai schifo e che riempiva oramai anche i giornali in modo per noi assurdo.
Eravamo concentrati sul protestare riguardo tutta la monnezza che trovavamo… nudità, notizie inutili e scritte male, volgarità,  programmi televisivi assurdi, nonché la presenza di gossip in modo esagerato sui giornali.
Da me e dai miei compari furono scritti così svariati post che prendevano in giro e cercavano di far riflettere su determinati argomenti.
Lo facevano spesso con un linguaggio forte ed irriverente e questo, insieme agli argomenti trattati fa storcere il naso alle nuove regole della pubblicità di Google.

Qui vi debbo far un’altra parentesi del caso.
Dovete sapere che questo tipo di pubblicità è basata su molte variabili, tra cui la lingua col quale è scritto il testo presente sul sito web, l’argomento trattato e così via.
Ognuno poi ha la sua politica del caso, filosofica, commerciale… soprattutto commerciale chiaramente.
Nel caso specifico, Google oltre a non trattare, giustamente, siti che riguardano vendita di armi e droghe, per esempio, non si occupa del settore di siti hard e compagnia bella.
Il succo è che l’annuncio pubblicitario compare in relazione a ciò di cui tratta la pagina che lo mostra.
L’argomento della pubblicità deve essere coerente con quello dell’eventuale post scritto da tizio.
Per esempio se parliamo di automobili in Italiano, avremo degli annunci che riguardano il medesimo argomento o argomenti ad esso collegati, nella medesima lingua.
Avremo qualcosa che vuole, aiutare, tra molte virgolette il visitatore del sito web, perché solo su quest’ultima frase ci sarebbe molto da discutere.
Nella teoria, in questa nuova ottica internettiana che abbiamo iniziato a vivere, è l’utente che cerca i prodotti o i servizi di cui necessita.
La pubblicità può suggerirli, ma non deve essere né fuori luogo, né disturbare il cliente del caso.
E su questo, almeno per me, non v’è dubbio che sia tutto molto ragionevole.

Fu così che nell’arco dei tre giorni imposti da Google mi ritrovai a cancellare diversi dei primi post scritti dai miei compagni su questo sito.
Certo, un po’ scurrili per così dire, ma efficaci, se pensiamo che a volte ci han scritto delle mamme per ringraziarci.
Perché determinate persone, tanto per fare un esempio, son state confortate dal vedere che anche noi “vomitavamo” come loro su cotante manifestazioni di idiozia ed ignoranza.
C’era chi addirittura voleva far leggere i nostri scritti alla figlia per vedere se smetteva di guardare certi programmi spazzatura in tv.
Mea culpa, individualmente dirò sempre, per avere un tempo contribuito io stesso a tali programmi televisivi in prima persona, ahimé nel vero senso della parola.
Però vedete, la differenza è tra il vivere ed imparare qualcosa magari evolvendosi ed il picchiare invece per tutta la vita negli stessi muri senza mai rendersi conto.
Argomento non banale!

Cercando di vedere i lati positivi di questa faccenda pure io ho riflettuto, mentre cancellavo i post del caso nella speranza di essere graziato da Google.
Per quanto sia quasi sicuramente un atto legato al profitto, e abbia pensato che non si poteva più dire quello che si voleva, che mi sembrava una forma di censura, il fatto di evitare che i minori avessero accesso a contenuti che trattano determinati argomenti o che usano un determinato linguaggio, fosse un’ottima cosa.
Un piccolo sforzo nel voler migliorare una probabile eccessiva libertà, poiché su Internet bene o male, “tutti possono vedere tutto” e quindi anche un bambino si può ritrovar davanti qualsivoglia cosa, positiva o negativa che sia.
Possiamo elogiare Internet all’infinito, sono il primo, la società cambia, certo, ma dobbiamo anche darci delle regole di buon senso civile, da questo credo non scapperemo mai.
Il fatto di voler evitare che un bambino si ritrovi sullo schermo un contenuto non appropriato, al momento è forse una battaglia persa, i cui fattori sono molteplici, ma non è affatto detto che in futuro non si possa migliorare la situazione con un maggior controllo.
Dobbiamo lottare sempre per migliorare le cose, per far valere dei sani principi, in fondo, registri linguistici sarcastici o meno è stato questo l’intento su cui nacque questo stesso sito.

pubblicita facebook

pubblicita facebook

La pubblicità che trovate solitamente alla vostra destra su Facebook non è male.
E’ un sistema che ricorda in parte quello di Google.

Non è invadente e cerca di mostrarti solamente annunci attinenti a ciò che potrebbe interessarti.
Le pubblicità vengono infatti mostrate in base ai nostri dati, le nostre azioni e così via.

Rispetto a Google abbiamo anche qualcosa di più in un certo senso.
L’inserzione del caso è dotata infatti di due possibilità: il noto “Mi piace” e una bella “X” in alto a destra con tanto di successiva select per indicare il motivo per il quale l’annuncio ci risulta indesiderato.

Non è per niente poco, poiché permette anche al creatore della pubblicità stessa, come a Facebook, di capire l’effettivo gradimento delle inserzioni nonché la vera qualità del sistema pubblicitario con i suoi meccanismi.

Internet migliora ad ogni modo la pubblicità poiché oltre a tener conto di quante volte viene effettivamente vista, si sa, e si paga nel caso, solo per gli annunci che effettivamente sono stati cliccati dall’utente.

C’è però un fatto fastidioso che personalmente insieme ad altre persone ho avuto modo di notare.

Che tu sia single o meno, tanto per fare un esempio sui diversi dati da cui pesca il sistema, ti può venire mostrato un annuncio dove la foto di una bella ragazza del caso, posta in pose e atteggiamenti provocanti, ti invita sostanzialmente a visitare un sito web di incontri e affini.

A me come a tante altre persone che conosco, certi annunci non interessano, anzi, ci disturbano anche perché, certo, amiamo la bellezza femminile, le ragazze sexy, ma il continuo vedere certe pubblicità, ci da un senso come dello sfruttamento di un certo tipo di immagine e di ignoranza.

Dunque noi, di buona volontà, premiamo la famosa “X” e scegliamo un motivo attinente al fatto che preferiamo non vedere quella data inserzione pubblicitaria.
Il problema sta nel fatto che nonostante questa operazione venga ripetuta numerose volte, le foto di belle donne sorridenti continuano ad imperversare alla destra del nostro schermo.

Allora, il punto qual è?
Se mai esiste un’opzione per evitare tutto ciò, evidentemente non è tanto intuitiva da trovare ed usare.
Se essa non esiste, viene da pensare che in effetti sarebbe meglio se ci fosse o che il sistema pubblicitario in questione può ancora far dei bei progressi.