bambini bici copenaghen

Fin da quando ero bambino, ciò che amavo di più della bici, era esplorare, scoprire i luoghi, perdersi nel paradiso della natura, attraverso il viaggio nei suoi infiniti paesaggi.
Oggi, più che mai, l’emozione più grande è quella che riesci a donare agli altri, facendo conoscere tutto questo a chi non l’ha mai provato, aiutando chi è bimbo adesso a scoprire la meraviglia che tu hai avuto la fortuna di vivere.

(La foto, che adoro, è stata scattata da me a Copenaghen.)

raggi di sole tra le nuvole

raggi di sole tra le nuvole

Quello che seguirà è un pensiero che ho avuto in cima ad una salita durante un allenamento in bici.
L’ho scritto qualche giorno fa sul mio profilo Facebook, è stato apprezzato e lo ripropongo quindi qua, a disposizione di tutti.
Purtroppo Facebook ha per me, come per altri, ancora tante cose da migliorare, come anche questa.
Ma non scendiamo adesso in dettagli tecnici relativi ad Internet.
Esprimere ciò che si prova non è facile.
Vivere un’esperienza direttamente sarà sempre diverso dal poterlo rappresentare con l’arte, con le parole.
Tutto si crea poi in relazione a ciò che siamo, al nostro tempo, la vita che abbiamo vissuto.
Così, ognuno vive a suo modo eventi apparentemente uguali.
Non divagherò oltre, vi lascio al pensiero, che se trasmette anche solamente un briciolo dell’emozione vissuta, ha raggiunto certo il suo obiettivo.

Ero arrivato in cima. Avevo fatto la salita spesso ai 20 km/h e ci avevo messo incredibilmente
meno di quanto mi ero preventivato. Dovevo arrivare a casa entro il tramonto, quella era la mia sfida
e ci stavo riuscendo. Davanti a me di colpo iniziò il paese, San Baronto, in cima alla montagna.
Non come al solito però. Mentre tiravo fuori da una tasca qualcosa da mangiare notai subito sulla mia destra
delle persone. Erano sedute su delle sedie poste sul ciglio della strada.
Alzai lo sguardo e vidi che si trattava di un negozio di alimentari.
Qualche altra pedalata, due secondi, e accanto un’altra persona seduta allo stesso modo davanti un negozio.
Questa volta una macelleria. Il proprietario se ne stava tranquillo e beato, a leggere il giornale.
Pensai che nella sua semplicità era fantastico. Ecco il paese.
Sembra di vedere un piccolo presepe. Poi subito il vuoto, il cielo, il panorama.
L’inizio della discesa. Mi tuffo in un tunnel fatto di alberi ed erba.
Erba di un verde acceso incredibile. L’autunno penso, qua non è ancora arrivato, mentre
nel cielo esce il sole tra le nubi, con quell’effetto incredibile che adoro.
E’ forse un tempo diverso, ma la meraviglia è sempre la stessa.

La foto, che ho usato anche per illustrare il post su Facebook l’ho fatta io nel 2009, durante un altro allenamento in bici, lungo la strada panoramica di Monte Morello, montagna che si trova esattamente davanti Sesto Fiorentino e l’aereoporto di Peretola a Firenze.
Il San Baronto invece è un paese che si trova in cima alle colline a sud di Pistoia.

La gatta Gigetta che abbraccia un ramo mentre è su un albero in montagna.

La gatta Gigetta che abbraccia un ramo mentre è su un albero in montagna.

< Non saprei come sia possibile verificare un resoconto simile, ma la mia amica Marie mi ha raccontato la storia di Claire, sua sorella maggiore, e del suo gatto.
Nel 1972, quando Claire aveva ventidue anni, la sua famiglia abitava in Borgogna.
Claire decise di fare una scalata in solitario nella località di Argenteuil-la-Bassée, un paesino di montagna abbandonato a quasi cinquecento chilometri di distanza.
Non si ebbero sue notizie per settimane.
La famiglia era preoccupata, come pure la sua gatta Minou, al punto che smise di mangiare e non toccò cibo per tre settimane.
Un alpinista notò un’automobile, l’auto di Claire, che era rimasta parcheggiata per tre settimane ai piedi di una montagna.
Non molto tempo dopo una squadra di ricerca trovò il suo corpo.
Marie, che mi ha raccontato questa storia, era a casa quando riportarono l’auto.
Vide Minou infilarcisi sotto e rifiutarsi di muoversi.
Non ci fu modo di persuaderla a uscire da lì sotto e pochi giorni dopo morì.
Più tardi si apprese che aveva smesso di mangiare esattamente lo stesso giorno in cui Claire era morta.
Com’è concepibile una cosa del genere?
Può esistere un legame simile tra un essere umano e un animale?
C’è qualche meccanismo in grado di spiegarlo?
Rupert Sheldrake, autore del libro I poteri straordinari degli animali, con ogni probabilità risponderebbe di sì.
Io rimango scettico, ma non escludo del tutto l’idea.
Di sicuro non ho da proporre una spiegazione migliore. >

Il testo che avete letto è uno tra gli esempi riportati da Jeffrey Moussaief Masson  nel capitolo “Amore” del suo libro “La vita emotiva dei gatti“.
L’ho regalato a mia sorella anni fa ed ora lo sto leggendo anche io, perché in famiglia amiamo molto i gatti.
Le storie e le osservazioni riportate nel libro, come questa, mi hanno ovviamente colpito, perché mi ci sono rispecchiato in tanti modi.
Forse ne riporterò altre qui su questo blog, ma vi posso dire chiaramente che vi consiglio di leggere il libro, che amiate questi animali o meno.

L’autore, psicoanalista e direttore degli Archivi Sigmund Freud, in questo suo saggio analizza i vari stati emotivi del gatto, riportando racconti ed osservazioni che si concentrano in particolare su cinque gatti con cui vive in Nuova Zelanda.
Ciò che per me risulta più evidente leggendolo è quanto scaturisce anche dalla storia che qui vi ho riportato: gli uomini, tra di loro o insieme appunto ad altri animali hanno sempre qualcosa da condividere, un filo conduttore che li lega, sebbene spesso invisibile, un percorso da fare insieme.
Ognuno trasmette all’altro qualcosa, come vite vissute insieme da compagni di viaggio.

L’ultima frase, la riflessione che fa l’autore, è altamente indicativa quanto importante.
Siamo abituati a vivere di esperienze personali, di luoghi comuni.
Possiamo affidarci a biologia, psicologia, chimica, fisica e via dicendo, ma ancora e forse per sempre, vi è qualcosa di sconosciuto che attraverso l’aria stessa ci lega tutti.
Siamo forse distanti e vicini allo stesso tempo, anche con un gatto, che come una persona può provare emozioni e forse appunto pure ciò che chiamiamo amore.