normal_Japanese Garden, Royal Roads University, British Columbia

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Tolti tanti altri discorsi che abbiamo già fatto e che faremo a riguardo dell’argomento università, scuola, istruzione, oggi voglio concentrarmi su un aspetto della didattica universitaria di non poco conto, in senso negativo.

Premattiamo, ci riferiamo in questo caso comunque all’università italiana, che io, come altre persone frequentiamo o abbiamo frequentato.

Si sa, l’università non è la scuola e in generale vi sono più persone e meno coinvolgimento, rapporto col professore.
Il problema, sta proprio per l’appunto nel coinvolgimento, nell’interesse.
Va bene, da sempre ci sono argomenti, materie, che ad alcuni interessano di più e ad altri meno, per svariati argomenti.
Ma in generale si deve imparare qualcosa per poi comunque in qualche modo applicarlo, per creare si una mentalità, ma anche un relativo mestiere.

Usualmente invece si vive, quasi nella totalità dei casi, nell’idea che gli esami si preparano come se fossero soltanto una spina da riuscire a togliere.
Spina dopo spina, arriverai in fondo, avrai il pezzo di carta, potrai vantartene ed eventualmente, sperare di avere un lavoro grazie al quale vivrai più ricco degli altri.
Non tutti son così, almeno per mia esperienza e spesso, guarda caso, sono i più capaci, i più interessati, che nonostante il metodo, hanno talmente tanta passione dentro, che il coinvolgimento che non c’è se lo creano praticamente da soli.

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