13novembre

Facebook on-demand

Forse sarà, tra virgolette, “la vecchiaia”, ma il tempo in cui usavo l’home page di Facebook mi appare lontano e confuso.
Devono essere più o meno due anni che ho iniziato ad usare il mio profilo come pagina principale.
Digitandone l’indirizzo il browser l’ha subito memorizzato.
Così, ogni volta che vado su Facebook, non mi trovo di fronte la sua home page, ma il mio profilo.
Lo faccio anche con l’app sul telefonino: semplicemente, appena si apre, clicco la mia scheda personale.

Probabilmente, come spesso mi accade, sono contro corrente, eppure, per il momento, mi trovo più a mio agio così.
Certo, che tu abbia 100 , 1000 amici o pagine che vuoi seguire, ci sono algoritmi, filtri e tanti altri sistemi, per personalizzare ciò che vedi sulla home page.
D’altronde questo è uno dei punti cardine per cui social network come questo hanno avuto successo.
Ma io per ora preferisco di più in genere continuare ad adottare una filosofia che amo molto: l’on-demand.
Decido io, nel sempre più infinito oceano di informazioni a nostra disposizione, come fare selezione, ma soprattutto, cosa, quando e come vedere.

Quando vado su Facebook visualizzo direttamente il mio profilo e da lì ho tutto ciò di cui ho bisogno.
Posso vedere la mia bacheca, leggere i messaggi, accedere alle varie notifiche.
Se poi ho tempo, voglia o necessità, allora faccio visita al profilo di qualche amico o ad una pagina che mi interessa.

Indubbiamente ogni mezzo influenza la società di cui ormai fa parte.
E come sempre, soprattutto quando ancora si vive un qualcosa di relativamente nuovo, alcuni tendono a fuorviare l’importanza di determinati elementi.
C’è chi allora, sebbene non per colpa sua, vive ad esempio nell’illusione che tutti sappiano ciò che ha scritto su un social.
Ma la verità è che bisogna avere una visione oggettiva e completa del contesto, dando la giusta importanza per gradi ad ogni sua componente.
Quello che ci interessa veramente lo ricordiamo, lo facciamo, e se una domanda o un fatto sono importanti, è sempre meglio chiaramente parlare guardandosi negli occhi.