(Per vedere il video clicca sull’immagine.)

Era ovvio che qualcuno prima o poi lo facesse!

L’altro giorno, mentre davo un’occhiata a Strava, vedo che un professionista si è allenato facendo il giro di un minuscolo isolotto dell’oceano Pacifico.
Va bene che i ciclisti professionisti di inverno spesso vanno in lontane località per allenarsi e rilassarsi al calduccio… ma era un po’ strano!
Leggendo qualche commento mi accorgo che la ragione è Zwift!
Do una breve occhiata e vedo che è un simulatore di bici che funziona come un videogioco multiplayer!

Figata! D’ora in poi, quando è freddo, brutto tempo, e un ciclista metterà la bici sui rulli per allenarsi in casa, potrà annoiarsi un po’ meno!
Basta avere dei sensori “ANT+” collegati alla bici, ed ecco che trasmettendo i dati al proprio computer, e poi via Internet, ci si ritrova a divertirsi in una sorta di Second Life della bicicletta!
Così, anche se ognuno sta a casa sua, è come se fossimo in chissà quale località ad allenarci in tempo reale con altre persone, dal professionista… alla “super mamma”!

Chiaro che se possibile è sempre meglio un bel giro al sole, attraverso la natura e con amici veri, ma per lo meno da adesso, quando qualcuno si allenerà a casa, avrà modo di farlo più piacevolmente.
Zwift, si potrebbe dire “come l’ultima moda vuole”, è ancora in beta nonché su invito, ma non mi stupirei se si diffondesse e venisse applicato anche ad altre macchine da palestra.

bambini bici copenaghen

Fin da quando ero bambino, ciò che amavo di più della bici, era esplorare, scoprire i luoghi, perdersi nel paradiso della natura, attraverso il viaggio nei suoi infiniti paesaggi.
Oggi, più che mai, l’emozione più grande è quella che riesci a donare agli altri, facendo conoscere tutto questo a chi non l’ha mai provato, aiutando chi è bimbo adesso a scoprire la meraviglia che tu hai avuto la fortuna di vivere.

(La foto, che adoro, è stata scattata da me a Copenaghen.)

La bicicletta del mio bisnonno Italo Bartolini

La bicicletta del mio bisnonno Italo Bartolini

Domenica, di qualche settimana fa.
Ero a pranzo da mio cugino, a casa di mia nonna paterna.

Appena mangiato ci dirigiamo verso la soffitta.
Mio cugino vuole mettere dei nuovi interruttori per le luci.

Il buio appare e poi se ne va.

Resto solo in penombra, tra la polvere ed oggetti vecchi di cento anni.

Che atmosfera strana.
Potrebbe sembrare la soffitta di una casa in un film od un videogioco horror
come “Alone In The Dark“.
Il primo, ovviamente.

Ma ci sono oggetti.
Oggetti appartenuti a qualcuno che ti ha preceduto.
Qualcuno grazie al quale in qualche modo adesso esisti.
Il sole filtra attraverso alcuni buchi qua e là e illumina lo stesso… tutto.

Arriva la luce!
Di nuovo.
E nuove cose fa vedere, ogni volta.
Come il buio fa pensare.

Una bicicletta compare.
Non l’avevo vista.

Siamo io, lei e il silenzio.

Una voce dai piani più in basso.
Rispondo e mi avvicino a lei.

E’ molto vecchia, è tutta coperta.
Eppure, la guardo, e penso che sia ancora funzionante.
Che sia meravigliosa.

Passano le ore.
Chiedo a mia nonna di chi sia quella bicicletta.

Pensavo fosse sua o di mio nonno, suo marito e invece è più vecchia.
E’ di suo padre, del mio bisnonno Italo Bartolini.

Con qualche frase fa comparire un film nella mia mente.
Mi racconta di come la portava sempre in bici, c’era un seggiolino apposta.

E’ soltanto un attimo, ma illustra intere vite.
Vite precedenti alla tua.
Vite che non hai mai visto.
Vite che sono anche la tua.

Quante cose sono successe, quante cose avrà visto.
Quante strade avrà percorso.

Strade di un tempo più difficile, ma anche più semplice.

Chissà com’era…

Alcune cose cambiano, altre non cambiano mai.
E per capirle, dovremmo viverle tutte.

Forse è davvero così.