La bicicletta del mio bisnonno Italo Bartolini

La bicicletta del mio bisnonno Italo Bartolini

Domenica, di qualche settimana fa.
Ero a pranzo da mio cugino, a casa di mia nonna paterna.

Appena mangiato ci dirigiamo verso la soffitta.
Mio cugino vuole mettere dei nuovi interruttori per le luci.

Il buio appare e poi se ne va.

Resto solo in penombra, tra la polvere ed oggetti vecchi di cento anni.

Che atmosfera strana.
Potrebbe sembrare la soffitta di una casa in un film od un videogioco horror
come “Alone In The Dark“.
Il primo, ovviamente.

Ma ci sono oggetti.
Oggetti appartenuti a qualcuno che ti ha preceduto.
Qualcuno grazie al quale in qualche modo adesso esisti.
Il sole filtra attraverso alcuni buchi qua e là e illumina lo stesso… tutto.

Arriva la luce!
Di nuovo.
E nuove cose fa vedere, ogni volta.
Come il buio fa pensare.

Una bicicletta compare.
Non l’avevo vista.

Siamo io, lei e il silenzio.

Una voce dai piani più in basso.
Rispondo e mi avvicino a lei.

E’ molto vecchia, è tutta coperta.
Eppure, la guardo, e penso che sia ancora funzionante.
Che sia meravigliosa.

Passano le ore.
Chiedo a mia nonna di chi sia quella bicicletta.

Pensavo fosse sua o di mio nonno, suo marito e invece è più vecchia.
E’ di suo padre, del mio bisnonno Italo Bartolini.

Con qualche frase fa comparire un film nella mia mente.
Mi racconta di come la portava sempre in bici, c’era un seggiolino apposta.

E’ soltanto un attimo, ma illustra intere vite.
Vite precedenti alla tua.
Vite che non hai mai visto.
Vite che sono anche la tua.

Quante cose sono successe, quante cose avrà visto.
Quante strade avrà percorso.

Strade di un tempo più difficile, ma anche più semplice.

Chissà com’era…

Alcune cose cambiano, altre non cambiano mai.
E per capirle, dovremmo viverle tutte.

Forse è davvero così.

Report

Report

Per vedere la prima parte cliccate sull’immagine all’inizio del post.
Ecco qui il link è alla playlist e quindi sulla destra trovate le altre parti che compongono la puntata.

Il titolo originale che Report ha dato alla puntata del 9 Maggio 2010 è “L’auto permettendo”, ma ho voluto intitolare questo post usando una nota formula irriverente.
Perché io ve lo dico, se è il vostro caso smettete per un attimo di perdere tempo scrivendo boiate su FESSbook, lasciate stare per un attimo il film, la serie tv, il videogioco o il programma tv spazzatura di turno e fatevi un regalo, prendetevi un momento ci cultura e di riflessione con uno dei pochi programmi che si salvano in televisione e che meritano di essere visti.

Era domenica sera.
Io e mio cugino ci siamo trovati per cenare insieme sparando qualche cavolata.
E le nostre facce si sono ritrovate sbigottite ancora una volta di fronte a ciò che abbiamo visto e che abbiamo vissuto per poco nei paesi del nord Europa e purtroppo tutti i giorni nella nostra nazione.
Appoggiato a quella tavola con la mano che reggeva la testa ed una profonda sensazione macchiata di tristezza, risalivano da dentro me alcuni consueti fantasmi, varie ed ormai note riflessioni echeggianti “Perché non sono rimasto a Helsinki?”, “Perché da me non è così?”, “Forse dovremmo emigrare… è veramente da imbecilli stare qua?”.

Ecco, è sempre questa la questione e tutto dipende, da molti fattori.
Forse ormai tutto il mondo è paese, vulcani permettendo ci si sposta rapidi, comunichiamo in modo istantaneo con Internet.
Dobbiamo tutti rivedere alcuni pensieri ed usare le risorse di tutto il pianeta nel modo migliore… ma torniamo alla puntata.

Non per il programma in sé, ma per ciò che cerca di raccontare, che riguarda tutti.

Sicuramente è ovvio che in via personale mi sento molto coinvolto con cosa dice questa puntata, ma non tanto perché sono un amante della bici, ma soprattutto della natura, del mondo e soprattutto delle cose fatte per bene, con intelligenza.

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