Avviso di malware da Google Chrome

Facciamo un giochino: non faccio nomi.
Sebbene, ve lo dico, si possa facilmente arrivare a tutto.
Eh. Ma se no, che divertimento c’è, via.
Per ogni cosa c’è un motivo. E fra l’altro, visto che questa sembra essere l’era in cui fare gli pseudo sagaci da quattro soldi va di moda, che sia o meno sull’onda di serie TV del caso in puro stile Doctor House, sto iniziando a pensare di scendere in campo, o meglio, per certi versi, tornare, anche io.
Così “ci si diverte”. Eh. Perché in genere sappiate, che con me in determinati casi, “ci si diverte parecchio”.
Nel frattempo, come si vede, “torno” a scrivere.
Ed ecco dunque la fantomatica vicenda del caso.

Giorni fa, durante il mio consono, nonché giornaliero tour dei siti web dei giornali, o se volete, dei giornali on-line, mi metto a leggere un post.
Sì, perché oggigiorno lo sapete, sul medesimo sito web del giornale di turno, potete trovare i vari blog tenuti da giornalisti o meno. Così, post e articoli convivono.
Niente di nuovo, alla fine. Probabilmente una mera ed ovvia estensione del fatto che i giornali scompariranno e diventeranno contenuti fruibili tramite Internet.
Nota bene: non vi passi mai per la capoccia che io sia contro, anzi, sto sul versante opposto in genere. Ebbene sì.

Ma ecco che, dopo poco che sto leggendo quel post già mi annoio, perché di post veramente interessanti, almeno per i miei gusti, ce ne sono pochi, l’ammetto.
Come ammetto che adoro sapere chi è che scrive.
Insomma, sì, se c’è vado a leggere il profilo sul sito web, e spulcio tutto ciò che posso e fin dove mi va.
Non so, credo che comunque abbia una sua utilità sapere chi è che scrive, o forse sarò solo io un curiosone!

Nel caso specifico accade che la persona che scrive dica di avere anche un blog.
Mi ci tuffo subito a pesce! Ma l’entusiasmo si trasforma subito in un misto di scocciatura, stupore e delusione. Frullati un po’ insieme alla meglio.
Questo perché Google Chrome, il browser che al momento prediligo, non mi fa vedere il sito web del blog.
Motivo: no, non è che Chrome non funziona, semplicemente mi avverte che se visito quel sito web potrei prendere un malware.
Per dirla in soldoni: occhio che se visiti quel sito il tuo computer può prendere dei virus, quindi è meglio se non lo vedi.

No. Non penso sia una scocciatura, un tale avvertimento. Anzi. Penso sia una cosa utile “per il popolo”.
Ma il punto centrale di tutto, ma proprio di tutto, non è questo.
E’ che con la gente, in generale, un po’ come un’azienda o un commerciante coi clienti, ci fai una figura misera, se dici a zonzo di avere un blog, magari su un quotidiano on-line tra i più gettonati e poi, in qualche modo c’è qualcosa che non funziona.
Sì sa bene oggigiorno che ogni minima pecca viene fatta risaltare e circolare alla velocità della luce, o meglio, di Internet.

In questi casi l’orticaria, nonché l’istinto di aiutare il prossimo, per dirla bene, mi assalgono.
E così, in qualche modo riesco a contattare chi ha scritto il post, nonché proprietario del blog in questione, per avvertirlo del fattaccio.
Nota bene: con altri browser, quali FireFox o Explorer, magari il problema non si verifica, ma questa, non è una cosa bella, anzi, perché se vi prendete il virus del caso poi vi girano solo le palline.

Nel caso specifico Google segnala che in realtà, non è propriamente il sito web in questione, il blog, a contenere il malware del caso, ma lo evidenzia come pericoloso, in quanto integra al suo interno dei contenuti che fanno parte di un altro sito web, ed è quest’ultimo, per Google ad essere un noto “puzzone spargi cacca”.
Il blog, che tra l’altro è stato fatto su uno dei tanti servizi automatici per creare siti web prefabbricati, ha infatti solo la colpa di contenere al suo interno traccia del sito “spargi cacca”, che a sua volta par essere una sorta di “raccoglitore di feed casalingo de noaltri”.

Ebbene, la morale semplicemente è, che tu sia pinco pallino col sito web della macelleria sotto casa che non s’encula nessuno o che tu sia un personaggio noto che scrive su un blog per un giornale famoso, fai le pulizie di casa!
Ovvero, basta poco oggi per tenere in buona salute un sito web.
E’ vero che il tempo manca sempre, che abbiamo voglia di fare altro e blà blà blà nonché riblà!
Capita anche a me, come capita a tutti, ma come per le pulizie di casa basta un attimo ogni tanto.
Quel poco d’attenzione, sicuramente proporzionato a seconda del caso, che ti evita di fare figure relativamente tristi. Perché la verità è questa: se vuoi essere presente on-line, devi curarla questa presenza. E’ la tua estensione dal mondo reale a quello virtuale.
E che tu sia uno sconosciuto, un personaggio famoso, il negozietto o una grossa azienda, c’è poco da fare, verrai giudicato anche per quello, per il tuo sito web, la tua pagina su Facebook e via dicendo.
Quindi, tieni di conto di questo fatto e fai attenzione a ciò che hai on-line in proporzione alle tue esigenze ed ai tuoi desideri.

Ricorda che, far trovare un sito web brutto, vecchio, che funziona male o addirittura che appunto può trasmettere dei virus informatici, non è certo un bel biglietto da visita.
Le persone sono sempre più frettolose e impietose di fronte a certe cose, soprattutto verso il mondo on-line. Alla prima cosa che non va spesso deviano su altro o ti bollano automaticamente ed istantaneamente comunque come qualcosa da scartare.
E purtroppo una volta che ci si è fatti un nome, che si è fatta una impressione, è sempre dura far cambiare opinione.

Gli attuali siti web, o per lo meno quelli di un certo tipo, sono quasi tutti basati su sistemi automatici preconfezionati.
Verifica quindi che tutto sia apposto nel sistema o nel servizio che usi e fai gli aggiornamenti del caso se necessario.
Vedrete che è come per ogni altra cosa, basterà un po’ di manutenzione ogni tanto.
“Lo so, lo soo, lo sooo!”, come dice il buon caro vecchietto nel film Cloud Atlas.
Che per me rimane il personaggio migliore e che adoro citare.
Mi sono dilungato, ma in verità ci sarebbero molte altre cose da dire in proposito a questa vicenda. Le dirò, forse, in altri futuri post. Vuoi anche per proteggere gli ignari protagonisti.
Così si potrebbe dire. Almeno per ora. Amen!

Bank

Tragici errori ragazzi! Tragici errori ahimé!

Insomma, s’era in quel di settembre e la mia banca mi aveva avvertito: bada bellino che stiamo a fa’ la fusione e mo’ t’arriva l’IBAN nOvo, avverti magari un po’ coloro che ti cacHano i’ lesso e così via!
Porcapaletta! Diamine… pronti, attenti, via! Nel senso, subito ai ripari.
Sicché tipo  mi metto lì di buzzo bono ad aggiornare dove devo le fatidiche coordinate bancarie, incluso Google, che gentilmente mi manda i dineri in banca guadagnati con la pubblicità sui miei siti web.

L’avessi mai fatto! O meglio, l’avessi fatto con più calma!
Ebbene sì, perché io volevo fare i’ preciso no? I’ perbenino!
E invece no! Trà! Ne’ deretano! Perché quando c’è una fusione l’IBAN poverino ci mette un po’ a prendere i’ via evidentemente.
“Ok” direte voi, e quindi? E quindi, brevemente, vi faccio capire com’è che se aspettavo l’era meglio!

Funziona accussì: per farti cacare i’ lesso da Google per ciò che guadagni tramite la sua pubblicità AdSense, ci son diciamo du’ modi: number one, assegno, number two, bonifico sul conto in banca e saluti.
Oh gaudio, la comodità, l’instantaneità dell’elettronica, dell’informatica, del… aOglia!
Anzichenò l’assegno, spedito per posta, che nonostante il 2012 arriva per san ceppo tramite piccione viaggiatore…
NoVVia! Pagamento elettronico toda la vida!

E così era! Finché la fatidica fusione bancaria arrivò tenebrosa oscurando il cielo!
Ora, si da il caso che tu quando dai il tuo conto a Google per farti pagare, lui faccia una prova per vedere se tutto funziona a modino.
Ti fanno un bonifichino ino ino, tipo che so io, 11 centesimi di euro. Tu gli dici quanti centesimi son arrivati e taaac, fatta la verifica.
Semplice no? aOglia! Il problema è che allo stato attuale se la prova non va a buon fine, tu l’hai ni’ baugigi come sonà a predica!
Ovvero, quel conto per Google non è buono e non lo puoi riusare manco se vai a pregare in sumero in cima all’Everest!

Almeno una volta, tipo anni fa, che io ricordi ehhh… si potevan far più prove… poi si vede, sempre ricordi bene, che ci buttavan troppi dineri in queste prove, e allora avran detto… sai cosa, io so’ Google, te ‘un sei un cazzo, una prova e se non va t’attacchi a ‘sto be’ baobab!

E io me so’ attaccato, ho dovuto! Perché si da il caso che l’IBAN nuovo, data la fusione in corso, ha fatto cilecca e loro m’han detto nisba.
O ti prendi l’assegno, o metti un nuovo conto amore! E giù bestemmie a tirar giù tutti i santi.
Maremma l’assegno no, lo odio! E vabbè, vediamo, aprirò un altro conto, questi hanno il coltellaccio dalla parte de’ manico!

Ah! Giusto! Starete lì a dire: scusa ma… l’assistenza?
Eh! aOglia pure quella! O provaci vai!
L’ho fatto, o meglio, dopo qualche domanda tramite modulo telematico loro ti dicono “Eh… se c’è la fusione può capitare, apri un altro conto e ciccia.”
Tutto automatico e veloce eh! Ma, sognati di parlare con una persona, con un essere umano, salvo tu guadagni i veri miliardi, quello è chiaro.
Maronnabbellaebbenedetta! E allora che gli vuoi fare? Poco! D’altronde manco gli do tanto torto!

E quindi, alla Homer… ti han cambiato l’IBAN per una fusione bancaria e l’hai dato subito a giro fiducioso… la lezione è… MAI! MAI DARLO SUBITO! Soprattutto a Google! ;-)

google adsense money

Qualche settimana fa mi arriva una delle tante email riguardanti questo blog, sul quale effettivamente non scrivevo da qualche mese.
Si tratta del team di Google AdSense, ovvero della pubblicità che potete vedere anche adesso su questo sito web.

Per chi non sa come funziona è presto detto. Se avete un sito web, un blog, potete metterci della pubblicità.
Se chi visita il sito ad esempio clicca sulla pubblicità voi guadagnate, sì, anche mentre state dormendo.
Ci sono tanti sistemi e tante aziende, questo è solo uno e quello di Google, ovvero Google AdSense è uno di quelli più usati.

Ma torniamo, per così dire, a nosotros!
Ogni tanto Google cambia delle regole.
Regole che riguardano il motore di ricerca, regole che riguardano anche la pubblicità.
Mi scrivono quindi per dirmi che, secondo le nuove regole, su questo mio sito ho delle pagine che le violano.
In particolare diciamo che si parla di linguaggio ed argomenti non adatti ad un pubblico non adulto.

Maremma miseria! Penso io, va bene che dicono sia bravo pure con quelle, ma che abbiamo scritto storie hard senza che ce ne rendessimo conto?
No. Loro, per fortuna, almeno un esempio te lo scrivono, così riesci a capire un po’ meglio di che van cianciando.
Ti citano una pagina (sì, le altre scopritele da solo) tra quelle che, se non rimuoverai entro tre giorni, causeranno il blocco da parte loro della pubblicità e quindi… ciao ciao soldini che arrivano in banca.
Che siano per sostenere le spese del tuo sito, pagarti la pagnotta o che altro.

Ebbene, quella mattina di inizio 2008, il nevischio lentamente riempiva l’aria, mentre nel silenzio passeggiavo pensando per viale Morgagni, Firenze.
Entrando all’università dissi ai miei amici qualcosa del tipo… “Ce l’ho!”, l’idea per fare un blog carino, e da lì ci unimmo a scrivere.
Nel tempo poi c’è chi è uscito dal progetto, chi vi è entrato, c’è gente che mi ha cercato, che ci ha scritto per ringraziarci, ed il sito ha preso, in quanto ad argomenti, una piega più a 360°.
Il fulcro sul quale però partì tutto fu quello di parlare di ciò di cui eravamo stanchi.
Ciò che non andava nella società, che ci faceva ormai schifo e che riempiva oramai anche i giornali in modo per noi assurdo.
Eravamo concentrati sul protestare riguardo tutta la monnezza che trovavamo… nudità, notizie inutili e scritte male, volgarità,  programmi televisivi assurdi, nonché la presenza di gossip in modo esagerato sui giornali.
Da me e dai miei compari furono scritti così svariati post che prendevano in giro e cercavano di far riflettere su determinati argomenti.
Lo facevano spesso con un linguaggio forte ed irriverente e questo, insieme agli argomenti trattati fa storcere il naso alle nuove regole della pubblicità di Google.

Qui vi debbo far un’altra parentesi del caso.
Dovete sapere che questo tipo di pubblicità è basata su molte variabili, tra cui la lingua col quale è scritto il testo presente sul sito web, l’argomento trattato e così via.
Ognuno poi ha la sua politica del caso, filosofica, commerciale… soprattutto commerciale chiaramente.
Nel caso specifico, Google oltre a non trattare, giustamente, siti che riguardano vendita di armi e droghe, per esempio, non si occupa del settore di siti hard e compagnia bella.
Il succo è che l’annuncio pubblicitario compare in relazione a ciò di cui tratta la pagina che lo mostra.
L’argomento della pubblicità deve essere coerente con quello dell’eventuale post scritto da tizio.
Per esempio se parliamo di automobili in Italiano, avremo degli annunci che riguardano il medesimo argomento o argomenti ad esso collegati, nella medesima lingua.
Avremo qualcosa che vuole, aiutare, tra molte virgolette il visitatore del sito web, perché solo su quest’ultima frase ci sarebbe molto da discutere.
Nella teoria, in questa nuova ottica internettiana che abbiamo iniziato a vivere, è l’utente che cerca i prodotti o i servizi di cui necessita.
La pubblicità può suggerirli, ma non deve essere né fuori luogo, né disturbare il cliente del caso.
E su questo, almeno per me, non v’è dubbio che sia tutto molto ragionevole.

Fu così che nell’arco dei tre giorni imposti da Google mi ritrovai a cancellare diversi dei primi post scritti dai miei compagni su questo sito.
Certo, un po’ scurrili per così dire, ma efficaci, se pensiamo che a volte ci han scritto delle mamme per ringraziarci.
Perché determinate persone, tanto per fare un esempio, son state confortate dal vedere che anche noi “vomitavamo” come loro su cotante manifestazioni di idiozia ed ignoranza.
C’era chi addirittura voleva far leggere i nostri scritti alla figlia per vedere se smetteva di guardare certi programmi spazzatura in tv.
Mea culpa, individualmente dirò sempre, per avere un tempo contribuito io stesso a tali programmi televisivi in prima persona, ahimé nel vero senso della parola.
Però vedete, la differenza è tra il vivere ed imparare qualcosa magari evolvendosi ed il picchiare invece per tutta la vita negli stessi muri senza mai rendersi conto.
Argomento non banale!

Cercando di vedere i lati positivi di questa faccenda pure io ho riflettuto, mentre cancellavo i post del caso nella speranza di essere graziato da Google.
Per quanto sia quasi sicuramente un atto legato al profitto, e abbia pensato che non si poteva più dire quello che si voleva, che mi sembrava una forma di censura, il fatto di evitare che i minori avessero accesso a contenuti che trattano determinati argomenti o che usano un determinato linguaggio, fosse un’ottima cosa.
Un piccolo sforzo nel voler migliorare una probabile eccessiva libertà, poiché su Internet bene o male, “tutti possono vedere tutto” e quindi anche un bambino si può ritrovar davanti qualsivoglia cosa, positiva o negativa che sia.
Possiamo elogiare Internet all’infinito, sono il primo, la società cambia, certo, ma dobbiamo anche darci delle regole di buon senso civile, da questo credo non scapperemo mai.
Il fatto di voler evitare che un bambino si ritrovi sullo schermo un contenuto non appropriato, al momento è forse una battaglia persa, i cui fattori sono molteplici, ma non è affatto detto che in futuro non si possa migliorare la situazione con un maggior controllo.
Dobbiamo lottare sempre per migliorare le cose, per far valere dei sani principi, in fondo, registri linguistici sarcastici o meno è stato questo l’intento su cui nacque questo stesso sito.