Zeitgeist Moving Forward Intro

Zeitgeist Moving Forward Intro

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E’ tanto che non scrivo, lo so, come so che tra voi ci sono molti affezionati che si saranno chiesti il motivo della mia assenza.
Affezionati, “fan”, e affezionati “critici”, come è giusto, ovvio, quanto normale che sia.
Molti, o meglio all’onor del vero molte di voi, negli ultimi anni mi hanno detto talmente tante volte di scrivere anche libri da farmi quasi diventar matto.
Ebbene, ho già passato quella fase ed è sempre un qualcosa tra i miei infiniti pensieri: ogni tanto lavoro all’idea, aspettando l’ispirazione giusta che riesca ad accendermi veramente come voglio.
E poi diciamolo, io stesso nonostante certe valanghe di reazioni incredibili, da parte vostra, alle quali ho assistito sovente, sono molto autocritico, giustamente, aggiungo, e mi chiedo se ne sono capace, di scrivere libri, o meglio determinati libri.
Non come altri, del tipo “oggi scrive chiunque, basta sia già famoso, tanto lo pubblicano”, ovviamente: altre storie, ben diverse.
Senza contare che i tempi son cambiati e probabilmente tra qualche anno tutto sarà su Internet, cambierà, sta cambiando un po’ tutto… salvo cataclismi come dire.
Problemi, sì, ci sono stati, ci sono, più grandi, più piccoli, ogni giorno ce ne sono, ogni giorno è un’avventura, per qualcuno di più e per qualcuno forse in apparenza di meno.
Cose da fare, anche, ma poi, il più delle volte, ci vuole la voglia, l’ispirazione soprattutto.
Durante la vita, durante questa sorta di percorso ad ostacoli, questo film, questo sogno o incubo che viviamo, sicuramente una delle attività predominanti per me, come per altri si rispecchia nel pensare, sì, vero, anche quando non ce ne sarebbe il tempo.
Pensare a tante cose, riflettere… sono gli eventi che ti ci portano a seconda del caso ed a seconda delle persone.
Ed infatti, per me come per tanti altri nei “secoli dei secoli”, come dire, uno dei quesiti principali rimane…. “Qual è il senso?“.

Il senso della vita, dell’universo, di ciò che sei, che siamo, di ciò che ci circonda.
Esatto, ci siamo già portati verso l’argomento di questo nuovo post.
Lo sappiamo, la storia è vecchia come il mondo, così è stato, così forse sempre sarà.
Che siano religioni, filosofie, seghe mentali, la questione è quella “Chi siamo? Da dove veniamo? Dove Andiamo?” e così via.
Puoi girarla in qualsiasi modo,  ma alla fine una risposta precisa per il momento non ci è concessa.
Forse è un po’ come pretendere che un gatto si alzi in piedi e cominci a ballare il Tip-Tap cantando.
Per carità, magari noi un giorno ci daremo una risposta e lui, il gatto, ci riuscirà.
Esempi “scemi” a parte, la vita ed i suoi eventi, dato il confronto che alimenta la nostra stessa “intelligenza”, ci porta sovente a delle ovvie riflessioni, del tipo: com’è che quel mio amico è morto ed io no, come mai lui nasce ricco e lei povera, quello è sempre in salute, l’altro patisce tutta la vita.
E così va, sì, così va, perché come mostrato a volte in alcuni piacevoli film in ogni attimo che passa ci sono tante nuove vite che se ne vanno e altre che arrivano, persone che fanno l’amore, altre che fanno la guerra, qualcuno ha tutto, altri niente, ognuno col suo destino, ognuno col suo credo, con le sue ragioni, con la sua vita.

 

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La bicicletta del mio bisnonno Italo Bartolini

La bicicletta del mio bisnonno Italo Bartolini

Domenica, di qualche settimana fa.
Ero a pranzo da mio cugino, a casa di mia nonna paterna.

Appena mangiato ci dirigiamo verso la soffitta.
Mio cugino vuole mettere dei nuovi interruttori per le luci.

Il buio appare e poi se ne va.

Resto solo in penombra, tra la polvere ed oggetti vecchi di cento anni.

Che atmosfera strana.
Potrebbe sembrare la soffitta di una casa in un film od un videogioco horror
come “Alone In The Dark“.
Il primo, ovviamente.

Ma ci sono oggetti.
Oggetti appartenuti a qualcuno che ti ha preceduto.
Qualcuno grazie al quale in qualche modo adesso esisti.
Il sole filtra attraverso alcuni buchi qua e là e illumina lo stesso… tutto.

Arriva la luce!
Di nuovo.
E nuove cose fa vedere, ogni volta.
Come il buio fa pensare.

Una bicicletta compare.
Non l’avevo vista.

Siamo io, lei e il silenzio.

Una voce dai piani più in basso.
Rispondo e mi avvicino a lei.

E’ molto vecchia, è tutta coperta.
Eppure, la guardo, e penso che sia ancora funzionante.
Che sia meravigliosa.

Passano le ore.
Chiedo a mia nonna di chi sia quella bicicletta.

Pensavo fosse sua o di mio nonno, suo marito e invece è più vecchia.
E’ di suo padre, del mio bisnonno Italo Bartolini.

Con qualche frase fa comparire un film nella mia mente.
Mi racconta di come la portava sempre in bici, c’era un seggiolino apposta.

E’ soltanto un attimo, ma illustra intere vite.
Vite precedenti alla tua.
Vite che non hai mai visto.
Vite che sono anche la tua.

Quante cose sono successe, quante cose avrà visto.
Quante strade avrà percorso.

Strade di un tempo più difficile, ma anche più semplice.

Chissà com’era…

Alcune cose cambiano, altre non cambiano mai.
E per capirle, dovremmo viverle tutte.

Forse è davvero così.

Due grandi filosofi che credevano entrambi nell’esistenza del dolore umano,simili per certi aspetti,distanti per altri.

Mentre Arthur Schopenhaur crede all’esistenza di un velo di maya,ossia che separa l’uomo dalla percezione della realtà e di ottenere la libertà spirituale.Nietzche crede nel super uomo.

Nietzche a differenza di Schopenhauer non trova vie di rifugio dal dolore.Il collega aveva trovato nell’arte,nell etica della pietà e nell’ascesi la via di fuga da esso.

Ma per Nietzche il dolore è intrinseco nell’uomo ed esso allora non si deve rifugiare per non farsi prendere da esso.

Nietzche critica il cristianesimo poichè secondo la sua visione l’uomo contorto dal suo dolore che prova vivendo sulla terra e a contatto con altri esseri,trova rifugio in un paradiso e un Dio che tutto perdona.

Nietzche crede invece che l’uomo deve innalzarsi e diventare un super uomo che tutto sopporta.

Credo che questo sopportare il dolore sia intrinseco di molti popoli del terzo mondo che sopportano guerre,fame,povertà….ma che allo stesso tempo pregano e trovano rigugio in Dio unica e vera fonte di salvezza.

guerra hamas

guerra hamas

Sono sicuro che molti di noi, chi ha per lo meno visto o letto un giornale, ha appreso dei nuovi scontri relativi a questa infinita guerra che coinvolge Israele, Palestina e striscia di Gaza.

Ma ognuno immerso nella propria vita e nella propria ignoranza, e mi ci metto pure io, non si sarà meravigliato troppo.

Ora, al di là dei paesi, della gente, delle ragioni, delle varie teorie, per me c’è un unico punto fermo ovvero lo schifo di una guerra che a me appare stupida a priori come concetto.

La gente muore, innocente come i bambini, che sono nati lì, non ne hanno colpa e potevamo benissimo esserci noi al loro posto, oppure pilotata come soldati dalle idee inculcate da chi li comanda, dal loro stato, dal bisogno.

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bambino dito

bambino dito

Ogni tanto capita di vedere immagini, filmati ed eventi reali stessi che ti svegliano forse ancora una volta dalla tua personale realtà.
Ognuno ha la sua, in base a variegati fattori: tempo, luogo, società, età, esperienze derivate dalla propria vita.
Noi non  siamo tutti uguali come le stesse realtà che vivono in contemporanea ogni momento anche se la maggior parte di noi vede soltanto, in modo naturale la propria.
A volte qualcuno si accorge delle altre e in un modo o nell’altro ne resta coinvolto.

A costo di essere ripetitivo nonché noioso dico che personalmente in diversi momenti rimango attonito, pensieroso, stupefatto ed autocritico e mi chiedo se sia giusto che mentre io o altre persone ci stiamo divertendo, non forse alla fine per merito nostro, che altre stiano soffrendo come mai noi proveremo in tutta la vita.

In quei momenti mi chiedo cosa posso fare io per migliorare le cose e si alimentano più che mai scintillanti in me i fuochi di passione, volontà, sicurezza ne voler far qualcosa di inerente e concreto per tutto questo.

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