depeche mode oberkorn youtube

“Ma come faremo con i silenzi, i brevi contatti che dicono più di mille parole?”
“Bisogna ricordarci che il dolore è misura dell’attaccamento.”
“Seminare pezzi di cuore nel cuore delle persone che amiamo, lasciando che fiorisca e dia frutti lontani. Di cui non sapremo.”

Un mix di frasi che ho letto e  di musica che stavo ascoltando.
Mi sono piaciuti e li ho associati insieme sul momento.

Il post da cui sono tratte le frasi, dal giornale Il Fatto Quotidiano, è il seguente:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/22/figli-e-migranti-un-altro-amico-se-ne-va/822949/

La musica è Oberkorn, dei Depeche Mode.
Per vedere il video ed ascoltarla cliccate sull’immagine.

Come palline in un flipper

Siamo come palline in un flipper.
Siamo tante, ci muoviamo continuamente.
Non sappiamo chi incontreremo.
Ignari che in qualsiasi momento una aletta ci possa colpire.
La sofferenza insegna il silenzio e la pazienza a qualcuno.
Qualcuno impara ad accontentarsi.
E qualcun altro insegue per l’eternità,
ciò che non avrà mai.

Da un mio post su Instagram.

La foto l’ho scattata io col mio cellulare su uno dei terrazzi di casa ad una primula.

raggi di sole tra le nuvole

raggi di sole tra le nuvole

Quello che seguirà è un pensiero che ho avuto in cima ad una salita durante un allenamento in bici.
L’ho scritto qualche giorno fa sul mio profilo Facebook, è stato apprezzato e lo ripropongo quindi qua, a disposizione di tutti.
Purtroppo Facebook ha per me, come per altri, ancora tante cose da migliorare, come anche questa.
Ma non scendiamo adesso in dettagli tecnici relativi ad Internet.
Esprimere ciò che si prova non è facile.
Vivere un’esperienza direttamente sarà sempre diverso dal poterlo rappresentare con l’arte, con le parole.
Tutto si crea poi in relazione a ciò che siamo, al nostro tempo, la vita che abbiamo vissuto.
Così, ognuno vive a suo modo eventi apparentemente uguali.
Non divagherò oltre, vi lascio al pensiero, che se trasmette anche solamente un briciolo dell’emozione vissuta, ha raggiunto certo il suo obiettivo.

Ero arrivato in cima. Avevo fatto la salita spesso ai 20 km/h e ci avevo messo incredibilmente
meno di quanto mi ero preventivato. Dovevo arrivare a casa entro il tramonto, quella era la mia sfida
e ci stavo riuscendo. Davanti a me di colpo iniziò il paese, San Baronto, in cima alla montagna.
Non come al solito però. Mentre tiravo fuori da una tasca qualcosa da mangiare notai subito sulla mia destra
delle persone. Erano sedute su delle sedie poste sul ciglio della strada.
Alzai lo sguardo e vidi che si trattava di un negozio di alimentari.
Qualche altra pedalata, due secondi, e accanto un’altra persona seduta allo stesso modo davanti un negozio.
Questa volta una macelleria. Il proprietario se ne stava tranquillo e beato, a leggere il giornale.
Pensai che nella sua semplicità era fantastico. Ecco il paese.
Sembra di vedere un piccolo presepe. Poi subito il vuoto, il cielo, il panorama.
L’inizio della discesa. Mi tuffo in un tunnel fatto di alberi ed erba.
Erba di un verde acceso incredibile. L’autunno penso, qua non è ancora arrivato, mentre
nel cielo esce il sole tra le nubi, con quell’effetto incredibile che adoro.
E’ forse un tempo diverso, ma la meraviglia è sempre la stessa.

La foto, che ho usato anche per illustrare il post su Facebook l’ho fatta io nel 2009, durante un altro allenamento in bici, lungo la strada panoramica di Monte Morello, montagna che si trova esattamente davanti Sesto Fiorentino e l’aereoporto di Peretola a Firenze.
Il San Baronto invece è un paese che si trova in cima alle colline a sud di Pistoia.