La bicicletta del mio bisnonno Italo Bartolini

La bicicletta del mio bisnonno Italo Bartolini

Domenica, di qualche settimana fa.
Ero a pranzo da mio cugino, a casa di mia nonna paterna.

Appena mangiato ci dirigiamo verso la soffitta.
Mio cugino vuole mettere dei nuovi interruttori per le luci.

Il buio appare e poi se ne va.

Resto solo in penombra, tra la polvere ed oggetti vecchi di cento anni.

Che atmosfera strana.
Potrebbe sembrare la soffitta di una casa in un film od un videogioco horror
come “Alone In The Dark“.
Il primo, ovviamente.

Ma ci sono oggetti.
Oggetti appartenuti a qualcuno che ti ha preceduto.
Qualcuno grazie al quale in qualche modo adesso esisti.
Il sole filtra attraverso alcuni buchi qua e là e illumina lo stesso… tutto.

Arriva la luce!
Di nuovo.
E nuove cose fa vedere, ogni volta.
Come il buio fa pensare.

Una bicicletta compare.
Non l’avevo vista.

Siamo io, lei e il silenzio.

Una voce dai piani più in basso.
Rispondo e mi avvicino a lei.

E’ molto vecchia, è tutta coperta.
Eppure, la guardo, e penso che sia ancora funzionante.
Che sia meravigliosa.

Passano le ore.
Chiedo a mia nonna di chi sia quella bicicletta.

Pensavo fosse sua o di mio nonno, suo marito e invece è più vecchia.
E’ di suo padre, del mio bisnonno Italo Bartolini.

Con qualche frase fa comparire un film nella mia mente.
Mi racconta di come la portava sempre in bici, c’era un seggiolino apposta.

E’ soltanto un attimo, ma illustra intere vite.
Vite precedenti alla tua.
Vite che non hai mai visto.
Vite che sono anche la tua.

Quante cose sono successe, quante cose avrà visto.
Quante strade avrà percorso.

Strade di un tempo più difficile, ma anche più semplice.

Chissà com’era…

Alcune cose cambiano, altre non cambiano mai.
E per capirle, dovremmo viverle tutte.

Forse è davvero così.