In settimana ero alle prese con il rinnovo e la registrazione di diversi domini, hosting, database relativi a vari siti web miei o di altre persone / aziende.
Visto che c’ero c’ho pensato un po’ e dopo aver fatto un immediato calcolo ho valutato che era il caso di prendere per questo sito altri due domini paralleli in redirect: http://www.maancheno.it e http://www.maancheno.com o meglio, come si dice, il .it e il .com, dato che questo sito ha sempre e solamente avuto il .org.
Ma facciamo un po’ di informazione, ovvero, spieghiamo qualcosa a chi, come dire, non se ne intende o se ne occupa.
Se ricordo bene, quando con altri tre amici nonché compagni di studi ho fondato questo sito web, pensavamo probabilmente di registrarlo come .com, ma all’epoca probabilmente era occupato e di conseguenza, ribadisco, sempre se ricordo bene, fummo costretti a usare il .org, che poi alla fine prese un po’ tutti “musicalmente” in fin dei conti.
Il così detto “punto qualcosa” in termini tecnici si chiama dominio di primo livello o in inglese “top level domain” con abbreviazione TLD e genericamente è stato inventato per fare ovviamente delle distinzioni come: questo sito è italiano (.it), questo sito riguarda un’attività commerciale (.com), questo sito riguarda un’organizzazione (.org) e così via…
Per capire meglio cercate e leggete in rete, per esempio su Wikipedia: top level domain.
Se poi volete sapere quale è poi il dominio di secondo livello, quello di terzo e così via, se non l’avete già intuito: in pippo.topolino.it, it è il primo, topolino il secondo e pippo il terzo.
Così si iniziò, ma poi, come per tante belle cose su Internet si è creato il degenero legato alla stessa libertà, nonché altre esigenze che ai tempi non si prevedevano.
In ogni caso, parlando del “degenero” succede che poi ognuno registra quel che vuole per cosa vuole e pace, bene e serenità, o meglio, tu registri tuonometuocognome.com anche se all’interno del sito non hai un’attività commerciale per intendersi.
Allo stesso tempo, tutto ciò ha posto comunque dei limiti e la situazione si è evoluta generando nuovi TLD come lo stesso .info, .eu ed ultimamente invece di sceglierlo lo crei proprio tu anche, ma non ci dilunghiamo, altrimenti ci faccio più notte di quanto già non ci sto facendo.
Il punto generale qual è?
Che i domini Internet sono un po’ come gli immobili… o meglio, quando ne hai registrato uno, è univoco, come che so io il terreno accanto al centro commerciale.
Se poi sempronio ci vuole costruire un cinema proprio lì, lo deve comprare da te per forza di cose, oppure, farselo più in là.
Dove farselo più in là si traduce nel “il .com di questo dominio, metti appunto maancheno, è già occupato, allora compro il .org perché è libero”.
E voi direte, ma che problema c’è?
C’è c’è, eccome se c’è, perché la gente in generale è abituata per esempio in italia al classico .it o al .com, già se vai su .org, .net e via dicendo iniziano a storcere il naso, o più che altro A SBAGLIARSI!
Si, e non è colpa loro, è naturale, la soluzione migliore è sempre quella più semplice in questi casi: il dominio deve essere significativo, carino, ma sopratutto anche relativamente breve e… CHE SI RICORDI BENE!
Comunque, avrete capito, che se il posto è occupato, l’unico modo è comprarlo da chi lo ha occupato, altrimenti, cambiare TLD, cioè da .com a .net, sperando che ce ne sia uno libero, oppure crearsene uno o dovere per forza cambiare “dominio”, perché genericamente, se già qui non si è inteso, per “dominio” in generale si intende sempre quello di secondo livello, cioè su pippo.topolino.it è topolino quello che si intende in genere per “dominio”, poi il resto, ve l’ho già descritto a grandi linee sopra.
Poi cosa succede?
Succede di “naturalmente” peggio, ovvero, visto che genericamente ormai tutti conoscono allo stato attuale Facebook, se loro han comprato http://www.facebook.com e il .it è libero, qualcuno sapendo che il sito .com è visitato da milioni di persone al giorno, lo comprerà per metterci su un sito fantasma o meno che sia.
Vi state chiedendo il perché?
Se non l’avete già capito è banale: sempre per la gente che sbaglia o che non si ricorda che è .com, non si ricorda il nome esatto del dominio lettera per lettera e… cosa facciamo tutti?
La “Googolata”!
Lo cerchiamo su un benedettissimo motore di ricerca, che attualmente in genere è Google!
Quindi, tra gente che si sbaglia, gente che prova e gente che cerca su Google e pensa sia il .it quello giusto, e ripeto nonché preciso, tutto questo è un esempio, finisce che il tizio che ha registrato il .it di Facebook riceverà milioni di visite “di riflesso” con le quali potrà guadagnare, sempre “di riflesso” un mucchio di soldini.
Ora, tutto questo io non ve lo narro perché voi andiate a caccia di siti famosi per guadagnare facendo i parassiti, tanto comunque di questa gente è pieno e sempre pieno sarà probabilmente, finché non si mettono altre regole ancora, e non vi sto nemmeno in questa sede a spiegare le altre di regole che già ci sono… ma cerco di informare chi non ne sa niente, così eventualmente da meditare o da premunirsi.
E ora scatta eventualmente da parte vostra il “Ma allora perché voi non avete registrato gli altri .it .com etc etc?”, “Perché non lo si fa tutti sempre per ogni sito?”.
Allora, prima di tutto, sempre che siano liberi, cioè non registrati, costa, magari poco se volete, ma genericamente costa, e qui sta ad ognuno fare i suoi calcoli: se gli conviene, se c’ha voglia, se ha il sito sul gatto o quello attraverso il quale ha basato il commercio della sua attività per cui campa.
Tutto è relativo.
Parlando di questo sito che state leggendo adesso, come vi ho scritto, la cosa è nata tra amici in modo semplice e in ogni caso, c’erano un bel po’ di domini occupati.
Poi che è successo, che in pratica, oltre il gran casino di cui vi ho già parlato, ci sono aziende che si occupano di rivendere i domini, di tenerli “in parcheggio” lì buoni buoni finché qualcuno non si fa vivo perché ne ha bisogno e lo deve comprare a prezzo maggiore e… e quindi va a finire che tale azienda X mi scrive per e-mail e mi dice “senti bellino, c’è il .com di questo tuo sito che si sta liberando, ti interessa? Nos otros te lo facciamo a tot euro l’anno, dai chiamaci su non fare il timido!”.
Allorché il buon Roberto che ha fatto?
Ha pensato “Uhm… interesting! Really?”, si è tenuto buona buona l’e-mail da una parte e poi quando si è trovato in una giornata in cui doveva far tanti pagamenti con carta di credito relativi a domini Internet ha detto “Ok, pensiamoci un attimo, mi conviene?” ora, anche senza aver fatto l’esame di “Economia e Organizzazione Aziendale” a Ingegneria Informatica, come ho appunto fatto, mi sono bastati due conti in testa per dire, si, questa cosa può essere vantaggiosa perché mi può portare più visitatori, tra appunto gente che sbaglia, gente che cerca su Google e così via, e economicamente parlando ci rientro senza alcun problema con le spese, ovvero, l’importante è rimanere in attivo, a meno che tu non stia facendo un vero e proprio investimento, si capisce.
Quindi, ho controllato quanto spendevo dove mi servo solitamente per queste cose, ho visto che comunque spendevo meno, e dato che ero lì a usare la carta di credito a raffica, ho fatto anche questa e via, questione di qualche minuto tutto fatto.
I domini .it e .com comprati in questo caso sono dei “redirect” ovvero servono solamente per dire al vostro computer “We, ciò che cerchi è di là!”, dove “di là” è il .org e tutti diventano la stessa cosa, perché sono cartelli che ti indicano tutti la stessa strada, il computer dove risiede questo sito web.
Bene, eccoci alla fine, le conclusioni sono: vi ho informato che per questo sito ci sono altri due modi di arrivare, visto che c’è chi ci segue andando direttamente sul sito web ovvero senza arrivare da altre fonti come sia anche Google, vi ho spiegato a grandi linee come funziona e l’epopea di malviventi, approfittatori, speculatori, aziende e chi più ne ha ne metta che ogni giorno a vostra eventuale insaputa campano o si combattono su questo campo.
Sapete adesso qualcosa sull’argomento, caso mai vi capiti di dover trafficare con queste cose.

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