Presa Diretta in questo momento lo reputo veramente il miglior programma della “televisione normale”.
Certo è vero che quando vai per vederlo, sai già che tanto bene non ti prenderà.
Se sei fortunato, nasceranno in te voglia, furore di combattere per qualcosa.
Ma la tristezza, il vuoto, aleggeranno ben presenti.

Così, anche questa volta, sono state mostrate cose che, unite già ad altri miei pensieri, hanno dato ulteriore spinta ad una giostra mentale senza fine.
Riflessioni, paragoni, ricerca di soluzioni.

La scuola italiana, la sua situazione, il suo sostanziale fallimento.
Se ne ha una panoramica non da poco, considerando il confronto tra le scuole private per i figli dei dirigenti a Milano, da 9000 euro all’anno, super moderne ed efficienti (e ci mancherebbe) fino alla situazione di certe scuole, al sud o meno, dove è già tanto se si hanno quattro mura ed una sedia, senza contare il fatto che quel soffitto potrebbe cadere in testa anche a te, o a tuo figlio che sia.

E così ognuno pensa a sé stesso.
Molte persone nonostante sicuramente una dose di autocritica, pensano di essere superiori ad altri, alla situazione, e nel contempo, miseramente si lamentano per niente.
Alla fine, ci stiamo però dentro proprio tutti, ed è veramente stupido.

Lo è soprattutto perché quando le basi sono veramente erose, la piramide non può far altro che crollare.

Pensateci, pensate ancora a quanto è veramente tragico ed ironico.

Internet, telefonini, tv, eppure, le persone, nonostante tutto, da una parte sono sempre più chiuse ed isolate.
Si sono serrate dietro qualcosa, barricate in sé stesse spesso e volentieri.
Hanno bisogno, e nemmeno riescono a confessarlo a sé stessi.
Navigano, letteralmente nelle informazioni, eppure, allo stesso tempo, se ne fottono, e ne sono talmente lontani che non riescono a rendersene conto.

Tanto, finché si tratta di fare un commento, di scrivere una boiata su FESSbook, sullo stato di MSN, di far la battuta con l’amichetto, son tutti buoni, ma fondamentalmente, finché la vita tua non è toccata, tu, sostanzialmente, te ne sbatti.
Parli, parli, ma poi, nemmeno ti rendi conto, ti fai gli affari tuoi.

Volano così, miliardi di parole, come di sensazioni.
Sensazioni sconnesse perché si fa di una caccola un pulmino, ma poi, nel proprio cortile, nel proprio mondo privato, si ha paura della prima foglia che si muove, e guai a incrinare quella barriera, quell’oblò che ti circonda e in cui ti muovi, quella gabbia un po’… come Caparezza in quel video.

Non c’è niente da fare.
Tutto questo è tangibile.
E ciò che non lo è, in realtà è pronto a far breccia nel tuo piccolo universo privato.
Nel tuo, nel tuo e anche nel tuo, di te, di lui, di voi.

Solo allora ci si accorge, forse.

Viene inesorabilmente in mente un piccolo dialogo ancora oggi tra amici sul film Avatar.
Tornando a dire che, al di là di tutto il resto, di cui alla fine ho già parlato in un altro post, si, ok, citiamoli, tanti bei ideali, scontati o meno a seconda dei casi o dell’opinione, ma poi, cosa vedi?
Un sacco di gente che scimmiotta le battute, che esce dal cinema e ripete come un pappagallo “…ti vedo…”, dopo un tot, sembra quasi un belare di pecore, perché il problema veramente devastante è a dirlo son bravi tutti, ma poi “che vedono veramente” quanti ce ne saranno davvero? Che cosa vedranno? Mmmmmaahh! Ehhh!

Certo non si può star dietro soltanto alle ipotesi ed ai fatti negativi, al contrario.
Prendiamo un bel sacco di autocritica, ci mischiamo sentimento, sbattendo forte e speziando di ottimismo a piacere.
Perché è nel crederci, che la lotta, che il pensiero stesso poi si trasforma, nella realtà, nell’illusione, nell’universo in cui ci bagniamo tutti i giorni, e ancora e ancora.
E ancora e ancora.

Che nessuno molli.
Che nessuno lo faccia, finché c’è anche solamente l’ombra dell’ultimo respiro.

Siamo con voi.

Amen ;-)

Lascia il tuo commento