27dicembre, 08
Senzatetto si cucina un gatto

Senzatetto
In questi giorni di festa, in cui noi tutti stiamo riempiendoci la pancia, scambiandoci regali, stando in famiglia ecc, c’è un altra storia che voglia raccontare, quella di un clochard di Messina che il 23 dicembre vicino al natale si è cucinato un gatto.
Lo hanno fermato prima che divorasse il gatto che stava arrostendo sul braciere, dopo averlo ucciso e scuoiato in preda ai morsi della fame.
Alcuni passanti notando l’insolita scena hanno avvertito la polizia.
L’uomo di origine tedesca di 25 anni, ha detto agli agenti di aver ucciso il felino perché aveva fame.
Il clochard è stato denunciato dagli agenti per uccisione di animale e dichiarazione di false generalità.
Personalmente non mi sento di condannare totalmente questa persona, io grazie al cielo, ho la pancia piena, se ho fame apro il frigo e mangio, mi è capitato di sentire i morsi della fame ma mai per giorni interi, la vera fame è un’altra cosa.
Quando penso alla vera fame mi capita sempre di ricordarmi di un servizio del telegiornale, su una donna dell’asia che insieme ad altri era appena scampata a una catastrofe naturale, il suo paese stava soffrendo una forte carestia a causa dei danni portati dallo tsunami, quello che colpiva come un pugno nello stomaco erano le lacrime della donna (lacrime vere) e le sue urla disperate per un pò di cibo.
Per molti di noi pensare di mangiarsi il proprio animale da compagnia è una follia e su questo sono d’accordo, ma c’è sempre il rovescio della medaglia quando si ha fame vera fame e non c’è scelta siamo cosi sicuri di non compiere lo stesso gesto?
Ma parliamo di come si comportano altre persone con i nostri animali da compagnia ne scelgo due in particolare:
Da lazampa.it
“Caro dottore sopprima il mio cane” Effetto crisi: mancano i soldi per mantenerli
Lo studio veterinario del dottor G., specialista, è in una traversa di un grande corso, Barriera Milano. Due vetrine a livello marciapiede. Una linda sala d’attesa, con i poster, le sedie di plastica e, a fianco, la porta di vetro opaco blu che dà allo studio. L’atmosfera è accogliente, orario dalle 8 alle 20.30. Negli ultimi mesi il dottore è diventato triste. Preoccupato.
La crisi si fa sentire anche in questi studi dove, una volta, c’era la coda per la tosse del gatto, troppo insistente, o per le ipocondrie del cagnolino di casa, pronto per essere dirottato a esperti del comportamento. Costosi quanto uno psichiatra.
I medici hanno regole precise. Sono vincolati dal segreto. «Da qualche tempo vengono qui tante persone. Portano i loro animali, non sempre vecchi, non sempre malati. E mi dicono: “Dottore, ci pensi lei… lo sopprima… Noi non possiamo più mantenerlo. Il cibo costa, le sue visite, che sono necessarie, per carità, 35 euro ogni volta, le medicine hanno prezzi altissimi”». Soggetti che non dovrebbero essere affatto abbattuti: «Mi guardano con i loro occhi innocenti, lo so, sono un medico, sembra che sia diventato matto come il dottor Dolittle, sembra capiscano che è stata la loro ultima passeggiata». Il costo di due iniezioni, più il piccolo extra dello «smaltimento», nelle discariche autorizzate. «Io cerco di convincerli a cambiare idea. Qualcuno fa il buonista: «“Io non lo posso tenere. Gli voglio bene ed è per questo che lei lo deve uccidere. Non posso immaginarlo in un canile. Soffrirei troppo, lo avevamo pagato anche caro e poi il cibo. Quello di qualità costa anche 10 euro al giorno, 300 euro al mese. Non ce la facciamo più, è delicato, non tollera altro che il meglio!, mi spiegano. Non sentono ragioni. Vogliono andarsene al più presto, sbrigata l’incombenza, spremuta qualche lacrima ipocrita, con guinzagli e collare da gettare subito. I cani sono lì, al loro fianco. Mi domando cosa possono capire».
E i padroni? «Alcuni fanno la sceneggiata sino in fondo. Specie le donne. Vogliono tenere una zampa fra le mani sino all’ultimo, inviano Sms a raffica per comunicare a terzi, amanti compresi, la triste notizia. Sono quelle che mi fanno più schifo. Gli uomini no. Mi passano il guinzaglio, bruschi, pagano e se ne vanno, senza voltarsi mai». Il segreto del dottor G.: «Il mio studio non sarà mai il braccio della morte. I cani e i gatti che non rientrano nei protocolli dell’eutanasia, li salvo. Li affido ai canili o a persone di cuore, vincolandoli al segreto, che abitano lontano da Torino. E’ una scena penosa, al limite dell’illegalità. Dico ai proprietari che ucciderò il loro animale. Che non prenderò alcuna somma di denaro. Se non lo faccio, altri, fuori lo faranno». I «salvati» seguono curiosi la giornata di lavoro di questo Schindler degli animali domestici, prima di partire per un canile o la casa di persone di cuore.
Piermario Piga, presidente Anmvi del Piemonte, è solidale con il collega: «Purtroppo, posso confermare che il numero di visite specialistiche per gli animali domestici è in calo. E abbiamo constatato che, mentre il fenomeno dell’abbandono era soprattutto legato alle vacanze, adesso molti cercano di liberarsi dei propri animali perchè non riescono più a mantenerli. E l’aumento di richieste per l’eutanasia, anche in casi dove non va praticata, può essere letto in questa chiave. Ovviamente, i medici procedono solo nel rispetto delle norme deontologiche. Ma è una triste tendenza, da qualche tempo in crescita».
La seconda storia presa dal sito dell’ansa e avvenuta lo stesso giorno di quella del senzatetto:
(ANSA) – DINAMI (VIBO VALENTIA), 23 DIC – Hanno catturato un gatto e lo hanno impiccato per gioco ad un palo. I carabinieri hanno denunciato tre studenti. I tre sono di di Dinami e hanno uno 19 anni e gli altri due 17. Il gatto, di proprieta’ di un pensionato, R.T., e’ stato trovato impiccato nei pressi di un bar nella frazione Melicucca’. Da quanto e’ emerso dalle indagini, il gatto era l’unica compagnia per il pensionato che non e’ sposato e vive solo.
Chi è che sbaglia tra queste 3 situazioni? In tutti e tre i casi si uccide un animale domestico, ma sinceramente vedo meno crudeltà nel gesto di quello senza fissa dimora che spinto da un bisogno ha scelto un gesto estremo, che negli altri due.
Voi che ne pensate, sono tutti gesti da condannare?
See you Later.
Per poterlo dire veramente bisognerebbe trovarsi in certe situazioni noi stessi.
Dalla relativa e facile vita agiata che probabilmente la maggior parte di noi vive non è facile calarsi nell’anima di persone in certe condizioni.
Sicuro è che al loro posto difficilmente saremmo diversi e ci sta che oltre il gatto qualcuno cucinerebbe anche sua madre, non per colpa sua, ma perché di base abbiamo comunque un corpo umano e dei bisogni materiali che ancora oggi regolano la nostra vita guidandoci chi più chi meno tra fame, sesso e così via, schiavi a suo modo di sostanze, ormoni che la maggior parte della gente ignora quanto siano determinanti nel regolare la nostra vita quanto la nostra società anche se probabilmente è solo un pizzico del mistero che ci guida e ci avvolge nel nostro vivere.