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Era ovvio che qualcuno prima o poi lo facesse!

L’altro giorno, mentre davo un’occhiata a Strava, vedo che un professionista si è allenato facendo il giro di un minuscolo isolotto dell’oceano Pacifico.
Va bene che i ciclisti professionisti di inverno spesso vanno in lontane località per allenarsi e rilassarsi al calduccio… ma era un po’ strano!
Leggendo qualche commento mi accorgo che la ragione è Zwift!
Do una breve occhiata e vedo che è un simulatore di bici che funziona come un videogioco multiplayer!

Figata! D’ora in poi, quando è freddo, brutto tempo, e un ciclista metterà la bici sui rulli per allenarsi in casa, potrà annoiarsi un po’ meno!
Basta avere dei sensori “ANT+” collegati alla bici, ed ecco che trasmettendo i dati al proprio computer, e poi via Internet, ci si ritrova a divertirsi in una sorta di Second Life della bicicletta!
Così, anche se ognuno sta a casa sua, è come se fossimo in chissà quale località ad allenarci in tempo reale con altre persone, dal professionista… alla “super mamma”!

Chiaro che se possibile è sempre meglio un bel giro al sole, attraverso la natura e con amici veri, ma per lo meno da adesso, quando qualcuno si allenerà a casa, avrà modo di farlo più piacevolmente.
Zwift, si potrebbe dire “come l’ultima moda vuole”, è ancora in beta nonché su invito, ma non mi stupirei se si diffondesse e venisse applicato anche ad altre macchine da palestra.

13novembre

Facebook on-demand

Forse sarà, tra virgolette, “la vecchiaia”, ma il tempo in cui usavo l’home page di Facebook mi appare lontano e confuso.
Devono essere più o meno due anni che ho iniziato ad usare il mio profilo come pagina principale.
Digitandone l’indirizzo il browser l’ha subito memorizzato.
Così, ogni volta che vado su Facebook, non mi trovo di fronte la sua home page, ma il mio profilo.
Lo faccio anche con l’app sul telefonino: semplicemente, appena si apre, clicco la mia scheda personale.

Probabilmente, come spesso mi accade, sono contro corrente, eppure, per il momento, mi trovo più a mio agio così.
Certo, che tu abbia 100 , 1000 amici o pagine che vuoi seguire, ci sono algoritmi, filtri e tanti altri sistemi, per personalizzare ciò che vedi sulla home page.
D’altronde questo è uno dei punti cardine per cui social network come questo hanno avuto successo.
Ma io per ora preferisco di più in genere continuare ad adottare una filosofia che amo molto: l’on-demand.
Decido io, nel sempre più infinito oceano di informazioni a nostra disposizione, come fare selezione, ma soprattutto, cosa, quando e come vedere.

Quando vado su Facebook visualizzo direttamente il mio profilo e da lì ho tutto ciò di cui ho bisogno.
Posso vedere la mia bacheca, leggere i messaggi, accedere alle varie notifiche.
Se poi ho tempo, voglia o necessità, allora faccio visita al profilo di qualche amico o ad una pagina che mi interessa.

Indubbiamente ogni mezzo influenza la società di cui ormai fa parte.
E come sempre, soprattutto quando ancora si vive un qualcosa di relativamente nuovo, alcuni tendono a fuorviare l’importanza di determinati elementi.
C’è chi allora, sebbene non per colpa sua, vive ad esempio nell’illusione che tutti sappiano ciò che ha scritto su un social.
Ma la verità è che bisogna avere una visione oggettiva e completa del contesto, dando la giusta importanza per gradi ad ogni sua componente.
Quello che ci interessa veramente lo ricordiamo, lo facciamo, e se una domanda o un fatto sono importanti, è sempre meglio chiaramente parlare guardandosi negli occhi.

 

 

 

 

report moncler

Era un bel po’ che non guardavo Report!
L’ammetto… per quanto lo adori… m’era presa male!!
Anche se è uno dei pochi programmi tv salvabili, vederlo in genere tanta allegria non te la fa venire.
Com’è ovvio che sia quando si racconta la verità riguardo cose che non vanno.

Ieri sera, preso da un attimo di noia, controllo i giornali online prima di dormire.
Ed ecco lì, l’articolo sul casino derivato dal servizio di Report su Moncler nella puntata del 2 novembre.
Avevo visto forse la pubblicità qualche giorno prima… e così, preso dalla curiosità,
un neurone nella mia testolina s’è collegato ad un altro:
“Potrei provare a vederne un po’ prima di dormire… c’è Rai Replay!”.

“Un po’ “… diciamolo, ovviamente non ce l’ho fatta: l’ho visto tutto!
E devo dire che personalmente, non mi è risaltata tanto la prima parte, magari decantata anche per incuriosire, riguardo le oche disgustosamente spennate vive… ma ho amato invece di più la parte successiva.
Quella dove si parla di delocalizzazione, qualità della merce, lavoratori, costi… la… Transnistria!
La Transnistria! Ma chi la conosceva la Transnistria… ohibò!?

Ma soprattutto, va detto che dopo tanti esempi di persone o aziende che si comportano di cacca, la mitica Gabanelli per chiudere ci mostra qualcuno che invece, come si dice, ce l’ha fatta… a fare merce buona e soldi senza rubare e rimanendo pure nel sud Italia!
Il cuore si scalda e la gioia si fa largo, mentre con un pizzico di incredulità ti chiedi se sia davvero reale!

Chiaro come il sole che con questo filo logico terminato da un lieto fine, qualsiasi pillola, per quanto grossa ed amara va giù lasciando una sensazione di speranza che non sempre è facile da trovare.
Poco da dire, se non tanto rispetto per chi lotta, che sia per mostrare la verità o per fare buone imprese in modo onesto.
Non si può fare a meno di sognare una realtà dove se ci deve essere competizione a livello di prodotti, questa è basata su qualità ed utilità e non sulla sopravvivenza, lo sfruttamento e l’illegalità.